Fontana di Trevi, il ritorno dei lucchetti dell’amore

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Chissà se Amy e Bry trascorreranno insieme anche questo San Valentino, dopo aver inciso il loro foedus d’amore su quel lucchetto blu avvinghiato, come tanti altri, alle inferriate di una vecchia salumeria di vicolo del Forno. Forse sarà lì da qualche parte nella vasca cristallina dell’antistante Fontana di Trevi gremita di sogni, la chiave di quel sigillo d’amore venuto da lontano e affidato, secondo la nuova consuetudine degli innamorati, a notte fonda, a quel silenzioso vicolo popolato da promesse eternate da una città senza tempo.

È questo, proprio a pochi metri dalla fontana più famosa e tutelata al mondo, il luogo in cui hanno trovato rifugio i lucchetti dell’amore, spodestati da Ponte Milvio lo scorso settembre, dalla volontà dei residenti e delle insegne di Costantino, i cui trionfi, su quel ponte, per troppo tempo erano stati adombrati dalle sdolcinate passioni degli adolescenti e da quel “poco sicuro ed indecoroso” ammasso di ferro.

Nel giorno tanto discusso quanto festeggiato di San Valentino, sfiorare quei lucchetti impolverati in quel silenzioso vicolo del Forno, fa un certo effetto. Incisioni giapponesi, caratteri cinesi, promesse in spagnolo e in inglese approdano alla medesima semantica: amore eterno. «Un anno fa circa – racconta Gianni Riposati, proprietario dell’attività commerciale le cui finestre accolgono le ferrose “reliquie” – sono iniziati a comparire i lucchetti, ormai questo vicolo è diventato una succursale di Ponte Milvio».

«Si tratta soprattutto di turisti» spiega Riposati che aggiunge: «Trevi ha una suggestione molto più forte, gli innamorati gettano le chiavi nell'acqua della fontana invece che nel Tevere» Poco distanti, i vigili non sembrano accorgersi del nuovo rituale consumato da coppiette innamorate. Intanto, dopo la vexata quaestio relativa alla nuova collocazione dei cimeli d’amore, ora all’interno del Museo preistorico etnografico Pigorini, all’Eur, ora sull’argine, al di sotto del ponte o in aree adiacenti, in attesa di una definitiva collocazione che le sottragga ai polverosi magazzini del Municipio XX, le promesse degli innamorati vagano sparse su qualche raro lampione della città quasi a testimoniare la natura apolide di questo innato sentimento.

E se vicolo del Forno, al momento, rappresenta l’approdo sicuro delle ferraglie alla cui vista i più grandi, bonariamente, sorridono, una giovane coppia, agguerrita sostenitrice della moda dei lucchetti lanciata da Federico Moccia, ha già optato per il belvedere dello Zodiaco. E mentre il rito di Ponte Milvio resta soltanto un romantico ricordo soprattutto per i più giovani, i programmi di molte coppie a spasso tra le vie del centro in occasione di questo San Valentino sembrano orientati a soddisfare il palato con una cena tipica. Qualche coppia di turisti si è concessa un viaggio nella Capitale che, con o senza lucchetti, resta comunque la sede privilegiata della promesse eterne.

Samantha De Martin