«Colosseo, sos crolli con la metro C»

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Il Colosseo è a rischio. Non si tratta di un film di fantascienza, ma di uno scenario possibile, reale. Almeno a sentire i rappresentanti della lista Amnistia Giustizia Libertà che ieri, presso la sede dei Radicali in via di Torre Argentina, hanno indetto una conferenza stampa per esprimere le loro «serissime preoccupazioni causate dagli interventi che stanno per essere avviati a giorni e che riguardano la costruzione della stazione Colosseo della metro C». Su via dei Fori Imperiali verrà recintata un’area immensa, che partendo dai piedi del Colosseo arriverà fino all’altezza di Largo Corrado Ricci.

Si ridurrà lo spazio residuo per il traffico a due sole corsie, totalmente addossate al Colosseo. Per i turisti rimarrà solo uno strettissimo corridoio di nemmeno tre metri. All’interno del perimetro tutta via dei Fori verrà scavata e svuotata fino a una profondità di 50 metri: è in quello spazio che verrà costruita la gigantesca stazione della nuova metropolitana, che non vedrà la luce prima del 2020. «L’opera – sostiene Carlo Ripa di Meana, presidente di Italia Nostra – rappresenta un rischio per l'erosione e la stabilità delle pareti del monumento, aggravata dalla mancata pedonalizzazione dell'area, mentre non c'è nessunissimo dubbio che al momento non si è assolutamente in grado di garantire che le fondazioni del Colosseo non vengano influenzate dai profondi rimaneggiamenti dei terreni che distano pochissime decine di metri dall’anfiteatro Flavio.

È poi c'e' anche la questione della fruizione del monumento, che verrebbe danneggiata dal corridoio strettissimo a disposizione dei turisti con la conseguenza che "non solo verra' a mancare la principale fonte finanziaria della Soprintendenza, ma tutto il turismo romano ne soffrirà pesantemente».

Per i Radicali non è una questione ideologica ma di merito. «Il sostanziale fallimento dell'opera è certificato dalla Corte dei Conti in termini dinegligenze, errori e illegittimità – continua Carlo Ripa di Meana -. Per questo lanciamo un appello al ministro Ornaghi, alla Soprintendenza, alla direzione generale del ministero per i Beni culturali, alla direzione regionale e al sindaco Alemanno. Altrimenti saranno le Procure a decidere, perchè non si può mettere a rischio il Colosseo. Il progetto per la stazione va ridiscusso ». «Noi andremo con loro, dovremmo andare tutti in Procura – ha aggiunto Emma Bonino, vicepresidente del Senato della Repubblica – perchè certamente si sta decidendo di un'opera che impatterà su un tessuto fragile e importante come quello romano per i prossimi dieci anni. Non siamo affatto contrari a un tratto di metropolitana leggera, chiediamo però che sia fatto nel rispetto dei beni culturali, dei cittadini, dell'accesso dei turisti e nella trasparenza dei costi». Proprio su quest’ultimo punto hanno posto l’accento Giuseppe Rossodivita, candidato alla presidenza della Regione Lazio ed Elisabetta Zamparutti, deputata dei Radicali e candidata Lista Amnistia Giustizia Libertà in Puglia e Basilicata. «E’ evidente il disastro di una gestione partitocratica di tutto il progetto – hanno dichiarato – costato circa 10 miliardi di euro e realizzato con una tecnologia che tra vent’anni, quando l’opera sarà finita, sarà ormai superata e non in grado di rispondere alle esigenze dei turisti e dei cittadini. Incompetenze, negligenze, errori e illegittimita', oltre ai costi dell'opera che sono schizzati alle stelle, tanto che la metro C viene considerata la piu' costosa del mondo. Ed e' grazie alla Corte dei conti che «all'ultimo momento e' stato sventato un inaudito colpo di mani delle imprese che stavano trattando una proposta di project financing per l'astronomica cifra di 10 miliardi di euro».