S.O.S. sicurezza: «Polizia senza agenti e dotazioni»

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L’allarme sicurezza lanciato da Pecoraro dopo il venerdì di sangue che ha scosso, ancora una volta, la città di Roma, è qualcosa che il personale di polizia ben conosce. Che nella città eterna le risorse di uomini e mezzi non siano adeguate, infatti, lo si sa da tempo e le dichiarazioni del prefetto, in questo senso, servono solo a “ufficializzare” una situazione con cui le forze dell’ordine convivono da diversi anni, in particolare nel Lazio, nella capitale e nel suo hinterland.

Una vera e propria emergenza di personale, mezzi e risorse, che non può essere risolta soltanto attraverso l’invio, annunciato proprio da Pecoraro, di circa 200 uomini a tempo determinato. «C’è necessità di dotazioni, oltre che di personale», dichiara la Consap (Confederazione sindacale autonoma di polizia), che chiede al ministero dell’Interno di “estendere” l’utilizzo dei giubbotti antiproiettili, forniti da pochi giorni agli operatori delle pantere, anche al personale che effettua interventi di pubblica sicurezza non pianificati.

«In relazione ai rischi operativi derivanti da un livello alto di allarme terroristico – continua la Consap in una nota – sottolineaiamo come lo stesso tipo di rischio possa riguardare anche altre reparti della polizia di Stato, come quelli di polizia stradale. Questi operatori – si legge – sono esposti allo stesso rischio che corrono i colleghi del 113». Se il problema di “organico”, strumenti e risorse a disposizione delle forze dell’ordine è questione annosa, altrettanto noto è il “nodo”relativo agli spazi di intervento riservati alla vigilanza privata. Il segretario nazionale del sindacato, Vincenzo Del Vicario, proprio in riferimento ai fatti dell’Esquilino ha riproposto l’istituzione di «un’area per la sosta dei veicoli per il trasporto valori in modo da favorire le operazioni di carico e scarico e ridurre il “rischio marciapiede”».

Nemmeno questa è una novità, visto che c’era già nel gennaio del ’95 la questura, in un’apposita circolare, sottolineava al Comune di Roma, agli uffici postali, alle banche e ai supermercati le necessità di realizzare aree apposite per permettere ai furgoni blindati di effettuare le operazioni in massima sicurezza. A distanza di diciotto anni, però, è cambiato poco o nulla. Chissà quanto bisognerà aspettare per vedere messa in pratica la seconda proposta della Savip, che punta alla piena integrazione tra sicurezza pubblica e privata.

(dc)