Albano, il Tar ferma l’inceneritore

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Corsi e “ricorsi” storici? No, semplicemente legali. Ieri mattina è giunto il nuovo, fresco pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale che ha sospeso in via temporanea e cautelare la determina della Regione Lazio, che permetteva al Coema di procedere alle opere di cantierizzazione e realizzazione dell'inceneritore di Roncigliano.

Il Tar, dunque, ha accolto il ricorso del Comune di Albano – che contestava gli atti di approvazione del cronoprogramma dei lavori per il famigerato termovalorizzatore – emettendo un decreto monocratico “inappellabile” che fissa la Camera di Consiglio per il prossimo 28 marzo, data in cui si discuterà nel merito il provvedimento.

Soddisfatto della sospensiva il consigliere delegato albanense ai rifiuti Luca Andreassi: «Albano non molla. E nel frattempo continua a vincere battaglie legali. Ci prepariamo alla battaglia finale contro la costruzione dell'inceneritore con la consapevolezza che saremo in grado di dimostrare che l'inceneritore di Albano sia non solo molto nocivo ma anche del tutto inutile».

Sulla medesima linea d'onda pure il sindaco Nicola Marini: «La nostra azione amministrativa ha avuto ragione. Il Tribunale amministrativo ha riconosciuto che sussistono i presupposti, come da noi sostenuto, per sospendere l’inizio dei lavori di costruzione dell’inceneritore, in quanto il sito, che è anche sede di discarica, è potenzialmente inquinato. Questa decisione – conclude il primo cittadino – ci darà anche maggiore forza, il prossimo 8 marzo, nella udienza del Consiglio di Stato che si dovrà esprimere nel merito del Decreto Clini».

Questa d'altronde si preannuncia una settimana davvero da batticuore: venerdì infatti – come ricordato da Marini – i giudici del “CdS” avranno il delicato compito di pronunciarsi sulla giustezza del SalvaRoma, atto voluto fortemente dal ministro dell'Ambiente, e che giornalmente fa arrivare in provincia vagonate di camion carichi di immondizia capitolina.

Un modus operandi contrastato caparbiamente dai comitati No Inc, che sabato hanno dato ancora una volta vita all'ennesimo sit di protesta civile. L'8 marzo sarà una sottospecie di "giorno del giudizio" e le decisioni dei giudici avranno effetti rilevanti nelle dinamiche dello smaltimento rifiuti: se il Consiglio di Stato dovesse dar ragione a Corrado Clini ripartirebbe (anzi continuerebbe) l'afflusso di rifiuti romani ai Castelli, nel viterbese e in ciociaria, facendo alzare gli scudi a sindaci e cittadini; se al contrario il tribunale dovesse confermare le istanze dei ricorrenti l'emergenza monnezza nella Città Eterna prenderebbe una piega imprevista; e a quel punto l'estero rimarebbe una delle pochissime soluzioni in ballo. Tra 48 ore sapremo tutto.  

Marco Montini

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