Comunali di Roma, Alfio Marchini scalda i muscoli

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Aveva promesso di illustrare le sue idee per Roma e lo ha fatto. Nello studio virtuale del "Fatto quotidianoTv" il candidato a sindaco di Roma Alfio Marchini si è sottoposto al fuoco di domande del direttore Antonio Padellaro e di Antonello Caporale.

L'ingegnere romano, imprenditore (soprattutto all'estero) ed erede di una famiglia nota a Roma più che altro per i trascorsi nel campo delle costruzioni, ha raccontato sè stesso e i suoi progetti per la città, nei giorni in cui infuoca il dibattito sulle primarie all'interno del centrosinistra. «Se saranno primarie aperte parteciperò, se invece scatteranno i soliti meccanismi di appartenenza politica, allora no».

Marchini ha assicurato che primarie o no, correrà comunque da candidato al ruolo di sindaco. E a pochi giorni dalla doppia tornata elettorale politiche-regionali ha spiegato: «Alle politiche non ho votato per Grillo e neanche per il Pd, alle regionali invece ho scelto Zingaretti: un persona seria, con tutte le carte in regola per fare bene in Regione».

Al centro del confronto, però, c'è la città di Roma, la sua condizione attuale e il suo futuro. La visione di Marchini si è formata in questi tre mesi di incontri nei diversi quartieri, dal centro alle periferie estreme: «Siamo ormai arrivati a un punto in cui è necessario rimettere al centro i cittadini, che vanno coinvolti nel governo della città anche perchè le amministrazioni non hanno più le risorse per fare tutto». Un «sistema mutualistico» in cui da un lato il sindaco e gli assessori siano più presenti nella vita della città, e dall'altra i cittadini recuperino un ruolo attivo.

«Il 90 per cento delle promesse di Alemanno sono state tradite – ha affermato il candidato civico – e se andremo a verificare il bilancio lo troveremo sicuramente "sbilanciato" di alcuni milioni» accusa. Marchini non si sbilancia oltre perchè i conti di questa città in realtà non si conoscono. Ma ci tiene a elencare le sue idee per Roma, a partire dal ruolo delle periferie. «Bisogna ritornare nelle periferie, luoghi dove ho scoperto ricchezze inaspettate. Se sarò eletto sindaco sposterò a Corviale la sede del sindaco e i suoi uffici». L'ingegnere, che con grafici, plastici e progetti si trova a suo agio, mostra il suo progetto agli spettatori del web, ricordando l'importanza di valorizzare questi luoghi «perchè è illusorio dire di abbattere e ricostruire altrove» mentre è bene migliorare la situazione di certi quartieri dove «la qualità della vita è complessa».

Poi parla di una città a misura dei giovani, dove servono «biblioteche aperte fino a tardi», dove «non si può pagare 500 euro in nero l'affitto di una camera », dove è inaccettabile convivere con «mezzi pubblici che non funzionano». Poi risponde al fuoco di domande dei due intervistatori e ai messaggi che arrivano dai social networks e affronta uno dei problemi irrisolti di Roma, quello della raccolta dei rifiuti e della pulizia delle strade. A questo punto lancia la sua proposta. «Dividiamo la città secondo l'attuale segmentazione in rioni e zone. Sono 112, in ciascuna i cittadini avranno la possibilità di eleggere un responsabile che possa valutare l'operato dell'Ama secondo una scala da zero a dieci. L'azienda troverà le stesse regole nel contratto di servizio con il Comune e se scenderà al di sotto di un certo livello riceverà sanzioni economiche».

Tra una domanda e l'altra emergono anche tanti particolari dell' "uomo" Marchini: la scelta di scendere in politica dopo una lunga assenza dalla scena pubblica è stata meditata da ben tre anni, discussa con la famiglia, consapevole che «le cose a metà non si possono fare». Non nasconde il suo essere credente, ma avverte: «Non farò mai il giro delle sette chiese». Cita Sant'Agostino e il Vangelo a proposito delle coppie di fatto, e spinge forte sui temi del merito e dell'onestà.

In un'ora di dibattito trova il tempo per affrontare anche i temi della legalità, del rapporto con il Movimento 5 stelle («non è un pericolo ma una opportunità»); delle spese per la campagna elettorale («a fine mese farò i miei conti, ma ho letto in questi giorni cifre ridicole: i costi della politica sono più alti di quelli dichiarati» e "persino" del conflitto di interesse («ho venduto o sto vendendo tutte le attività potenzialmente in conflitto, ma a Roma sono assolutamente marginali»). Temi che torneranno certamente nelle prossime settimane, ma con il vantaggio che Alfio la sua campagna elettorale l'ha lanciata da tempo.

F.U.

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