Roma, si lancia dalla finestra dell\’istituto Colonna. «Deriso perchè gay»

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Nessuno scherzo fra amici, nessuna caduta accidentale, nessuna spinta. Bensì un tentato suicidio. Probabilmente per motivi legati all'orientamento sessuale. Il secondo, nell'arco di pochi mesi a Roma. Sono queste le indiscrezioni che arrivano dall'interno della scuola mentre sono quasi le 16 e i compagni di classe dello studente sedicenne sono ancora a colloquio con la polizia. Un paio di loro escono sotto choc, accompagnati dai genitori. Un volo dalla finestra del corridoio del terzo piano attutito fortunatamente dall'impatto con una minicar parcheggiata nel cortile dell'edificio.

Un salto avvenuto sotto gli occhi di una sola compagna che non avrebbe fatto in tempo a trattenere l'amico dal rapido gesto. Una tragedia in questo caso solo sfiorata ma ancora una volta annunciata. L'episodio avvenuto nel quartiere Marconi, presso l'Istituto Nautico Colonna di via Pincherle durante la tarda mattinata di ieri prende una piega già sentita. In seguito alla caduta, il minore di origini romene – inizialmente dato in gravi condizioni – è stato trasportato alle 12,30 all'ospedale San Camillo dove gli sono state diagnosticate fratture multiple alle gambe. Fuori pericolo, dunque.

«Non ci sono riuscito, volevo ammazzarmi» avrebbe però continuato a ripetere il ragazzo ai soccorritori, in seguito allo schianto, mantenendosi sempre cosciente. Stando a fonti vicine alla scuola, la volontà di uccidersi sarebbe stata comunicata a pochi amici prima del suono della campanella dalla pagina Facebook del ragazzo e dedicando un pensiero finale alla madre. Il tentativo segue di soli sei mesi il suicidio di Andrea, quindicenne del Liceo Cavour. Il ragazzo “dai pantaloni rosa” si impiccò in casa utilizzando una sciarpa.

In quel caso, la Procura avviò un'inchiesta per quanto senza ipotesi di reato. La storia del Nautico di Pincherle avviene a pochi giorni di distanza dal dibattito sull'omofobia lanciato da Repubblica. Dalle pagine del quotidiano il presidente della Camera aveva risposto all'appello di Davide Tancredi. Anche lui giovane studente omosessuale, aveva lanciato l'allarme inviando una missiva per farsi ascoltare e chiedendo l'intervento delle istituzioni: «Questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita. Chiedo solo di esistere».

Eliot

 

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