I nomadi \’\’scappano\’\’ dal campo di Castel Romano e tornano a Tor Cervara

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È una delle precoci gatte da pelare per la nuova amministrazione capitolina targata Ignazio Marino: la questione rom torna ad infiammarsi dopo i sussulti polemici di un anno fa relativi allo sgombero dello storico insediamento di Tor de’ Cenci. Secondo fonti attendibili, infatti, ieri notte una sessantina di nomadi di Castel Romano, villaggio attrezzato del IX municipio alle porte di Pomezia, hanno fatto baracca e burattini e lasciato l’insediamento per stabilirsi nell’area dell’ex campo abusivo de La Martora a Tor Cervara, anch’esso sgomberato da Alemanno e company nel 2010.

Le ragioni della diaspora spontanea di giovedì potrebbero rintracciarsi nei conflitti etnici in atto tra i vari gruppi dell’insediamento pontino: la maggioranza degli oltre mille abitanti è di origine bosniaca, mentre i “migranti” sono serbi senza contare una striminzita minoranza rumena. Elementi questi che, sebbene non abbiano mai scatenato proteste drammatiche, potrebbero comunque aver creato tensioni e discordie sociali tra le famiglie nomadi. Tra le altre ipotesi, inoltre, il desiderio dei 60 serbi di ritornare in una zona, quella di Tor Cervara, dove avevano vissuto per anni, anziché soggiornare in un campo, quello pontino, lontanissimo dai servizi e praticamente ai margini della Capitale.

A due passi da lì si erige un famoso outlet, preso d’assalto dagli amanti dello shopping. Senza contare che ultimamente l’area di Castel Romano, è salita spesso alla ribalta delle cronache: a marzo l’ex presidente della Commissione Sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori, aveva denunciato il randagismo dilagante nei pressi del campo autorizzato, un fenomeno «che – aveva detto l’odierno consigliere regionale de La Destra – sta assumendo dimensioni preoccupanti giungendo a minacciare la sicurezza, l’igiene e il decoro dell’intera zona e dei suoi abitanti».

Ad aprile, poi, l’insediamento pontino era stato protagonista di un controllo straordinario dei carabinieri, che avevano rinvenuto oggetti in oro rubati e avevano fatto partire denunce per ricettazione. Questi, dunque, due esempi che la dicono lunga sul degrado e sulla microcriminalità, aleggiante nel campo rom. Il frutto di politiche di integrazione sbagliate? Chissà. Quello che è sicuro, piuttosto, è l’intenso lavoro che svolgono gli operatori del presidio socio-educativo di stanza a Castel Romano: uomini e donne della cooperativa sociale che quotidianamente si occupa di tutti quegli aspetti sociali e burocratici dei rom. Dalla prevenzione sanitaria, al monitoraggio sui minori, passando per le questioni legali e i permessi di soggiorno.

Un impegno ancor più profondo, dopo che la Croce rossa italiana ha lasciato la gestione del presidio pontino per occuparsi di quello de La Barbuta (campo ai confini con Ciampino). A proposito di Castel Romano, c’è curiosa attesa per quello che sarà il modus operandi della nuova Amministrazione municipale guidata da Santoro (Pd), in questi giorni impegnato nella scelta della giunta. A parlare, in compenso, è il segretario locale di Sel, Alessio Stazi, pure coordinatore politico della coalizione del fresco minisindaco: «Per quanto riguarda la posizione del mio partito, posso dire che siamo totalmente contrari ad una politica fatto solo di sgomberi, dove si accorpano rom di diverse etnie senza tenere conto del lato culturale e sociale. Come invece ha erroneamente fatto l’ex primo cittadino di Roma Alemanno».

Marco Montini