Ruspe a Pietralata: l\’incubo di una nuova tangenziale

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Una minaccia incombe sui cittadini del quartiere Pietralata, più precisamente su quelli di via dei Durantini, all’altezza del civico 257. Si tratta di un “ecomostro”, come lo hanno definito loro stessi, ossia una sopraelevata che dovrebbe sorgere proprio dietro l’ospedale Pertini.

La costruzione fa parte del piano di infrastrutture che riguarda tutta la zona di Pietralata e Monti Tiburtini denominato “Sistema direzionale orientale” (SDO), creato negli anni ’60 e poi finito nell’oblio per decenni, fino all’anno scorso, quando è rientrato nel “Piano città” del Governo Monti. Questa piccola arteria dovrebbe collegare via dei Durantini con la clinica Itor: sarà una via secondaria a senso unico per la cui realizzazione sarà necessario un innalzamento dei piloni per superare un ostacolo che impedisce la costruzione a livello stradale. Nel punto in cui dovrebbe sorgere la strada, infatti, c’è una collinetta di tufo, non individuata dalle riprese aeree degli anni ’60, sulle quali si basa il progetto originario.

La collinetta andrebbe rasa al suolo, ma l’operazione è difficile e costosa, così l’ingegnere Roberto Coluzzi, responsabile dei lavori, avrebbe pensato alla sopraelevata come soluzione. Una costruzione simile creerebbe però gravi disagi agli abitanti, visto che sarebbe attaccata ai palazzi: «Si parla di erigere un piccola tangenziale davanti a balconi e finestre, un collegamento di pubblica utilità pari allo zero – spiegano i residenti in una lettera di protesta – Un obbrobrio estetico che prevede anche l'apposizione di barriere architettoniche antirumore per una strada che sorgerà a meno di tre metri dai palazzi».

In pratica le macchine passerebbero davanti alle finestre, ‘murate’ da una barriera di plastica. Nel gennaio 2012 i cittadini hanno inviato una petizione all’allora sindaco Alemanno per denunciare la situazione; l’ex primo cittadino ha risposto solo nel marzo 2013, sostenendo che l’area era già stata espropriata per la realizzazione della strada e di parcheggi. Il cantiere è aperto da aprile, hanno già iniziato a sradicare gli alberi e a inserire dei grossi fili di metallo; le date di fine lavori e le informazioni relative agli stessi sono però ignote, visto che non è stata affissa l’apposita cartellonistica, così come invece andrebbe fatto secondo il d.P.R. del 6 giugno 2001 n.380.

Oltre al verde distrutto, è a rischio anche l’Acquedotto dell’Acqua Vergine che si trova proprio nell’area del cantiere: voluto nel 19 a.C. da Marco Vespasiano Agrippa, genero dell'imperatore Augusto, serviva per rifornire le terme nel Campo Marzio e oggi è l’unico acquedotto romano ancora in funzione. I lavori pongono poi anche la questione dell’incolumità dei cittadini: «Quando le ruspe sono in azione per scavare la collinetta sentiamo forti vibrazioni in casa», spiega Cristina, residente all’ultimo piano del palazzo di fronte al quale dovrebbe sorgere la strada. «Noi vediamo tremare i bicchieri sul tavolo», aggiunge Pietro, altro abitante dello stabile. Come spiegato nella lettera, i residenti temono di fare la fine dei cittadini di via Cassia quando, per la costruzione della terza corsia del Gra, nel 2010 undici famiglie furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni non più sicure e danneggiate.

«Tecnici e politici che hanno fatto dei sopralluoghi si sono resi conto che è un’opera assurda – racconta Giulia, altra residente – Non credevano ai loro occhi quando hanno visto dove dovrebbe sorgere questa strada». Attualmente Stefania Esposito, consigliera neo eletta, sta seguendo da vicino la vicenda in cerca di un rimedio. I residenti auspicano che si trovi una “soluzione condivisa che non danneggi l'incolumità degli abitanti e le condizioni ambientali degli edifici circostanti”.

Annalisa Milanese

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