Arrestato il boss Avesani, deve scontare 15 anni per traffico internazionale di stupefacenti

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La squadra mobile di Roma ieri ha arrestato Massimiliano Avesani, destinatario di un ordine di carcerazione di oltre 15 anni per traffico internazionale di stupefacenti. L'uomo, 50enne romano, si nascondeva nel quartiere Torrino-Eur. Latitante, era legato a cosche della 'ndrangheta, ed è stato coinvolto in passato in indagini sulla criminalità organizzata calabrese e personaggi di spicco di quella romana, capaci di importare ingenti quantitativi di hashish e cocaina. 

A dimostrarlo, il sequestro di 17 tonnellate di hashish a bordo della motonave Diana V, intercettata il 17 dicembre 1999 nei pressi di Fiumicino, e di 2,1 tonnellate di cocaina, sequestrate a bordo della motonave Irene il 13 aprile 2003 nelle isole canarie. Avesani era latitante dal novembre 2011. Agli agenti ha detto di chiamarsi Giovanni Battista, esibendo un documento intestato ad altra persona, ma vani sono risultati i tentativi da parte di Massimiliano Avesani di eludere la cattura: l'ultimo, disperato, è stato quello di mostrare indifferenza e tranquillità anche negli uffici della Mobile, quando ormai il cerchio intorno a lui si stava chiudendo. Alla fine, a denti stretti, ha riconosciuto l'abilità degli investigatori, complimentandosi.

L'uomo vanta un excursus criminale di assoluto rilievo, cerniera tra la criminalità organizzata calabrese e quella romana e ingranaggio fondamentale nel macchinario del narcotraffico internazionale. Su di lui hanno investigato le procure calabresi e romana e più forze di polizia. Gli uomini della Mobile, appostati nei pressi di quella che era stata individuata come la sua abitazione, lo hanno notato uscire e pedinato, procedendo al suo controllo in totale sicurezza: ricondotto nei pressi della sua abitazione, Avesani è stato avvicinato da un secondo uomo, A.P., di Gioia Tauro, indagato in stato di libertà per favoreggiamento personale e rimasto coinvolto con Avesani nelle indagini per traffico internazionale di stupefacenti. Entrambi sono stati condotti in questura. Nel corso della perquisizione domiciliare, ad Avesani sono stati sequestrati documenti di identità in bianco, indicativi di una latitanza iniziata un anno e mezzo fa, ben pianificata e destinata, nelle intenzioni, a durare ancora a lungo.

Del resto, l'abilità organizzativa di Avesani, detto “il Principe”, è tale da essere menzionato anche in un recente libro di Roberto Saviano: "I boss della 'ndrangheta sono ancora più furiosi: ritengono il siciliano corresponsabile del pasticcio che minaccia di mandare all'aria l'enorme operazione e dal quale in più hanno dovuto tirar fuori a suon di milioni di dollari. A questo punto i siciliani vengono estromessi. Fuori Cosa nostra. A prendere la situazione in mano ora è il solo Pannunzi, che decide che sarà' la Spagna ad accogliere il carico. Non è un problema: anche lì ha i suoi agganci e li ha Massimiliano Avesani, chiamato il Principe. Il Principe è un ricco romano legato a Pannunzi e alle 'ndrine calabresi.

Da diversi anni è rispettato proprietario di un cantiere navale a Malaga. Pannunzi ha capito che le polizie di mezzo mondo cercano di seguire il percorso. Ma stavolta i calabresi e i loro complici non commettono errori, usano un linguaggio altamente criptico e cambiano di frequente i numeri di telefono. Gli inquirenti perdono ogni traccia. Il 15 ottobre 2002 la nave arriva in Spagna e il viaggio travagliato della coca termina nelle mani sicure di Avesani". “Il Principe” è stato tradotto nel carcere di Rebibbia, dove dovrà scontare la lunga condanna della quale è destinatario. (Dire)