Castel Romano, casette assegnate a ricconi e pregiudicati

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Guerra fra etnie, estorsioni, esodi, espulsioni, traffici illeciti e fiumi di denaro. Nel campo nomadi di Castel Romano esplode la questione legalità in tutta la sua drammaticità. La situazione dell'insediamento autorizzato in via Pontina km 24, ha cominciato a degenerare a inizio giugno quando quattro casette del settore F sono state date alle fiamme. Dopo quei roghi se ne sono susseguiti altri, notturni, tutti concentrati nel settore D dove vivono per la maggior parte famiglie di origine Serba. In tutto sono andati distrutti 15 moduli abitativi in un mese e gli operatori delle cooperative parlano di situazione fuori controllo. E immediatamente hanno ipotizzato il peggio: l'acuirsi di un conflitto tra la comunità già residente, ma  minoritaria, quella serba, e le famiglie di origine bosniaca, arrivate in massa nel campo dopo la chiusura dell'insediamento di Tor De' Cenci.

Non solo, sembra che gli atti incendiari siano stati decisi anche per impedire il "ripopolamento" degli alloggi. Quei moduli, infatti, sono molto ambiti dai nomadi residenti a Roma e senza casa. E potrebbero essere diventati  "merce di scambio" per i capo famiglia più influenti della comunità. Casi di "sub affitto" o di ricatti per avere gli allacci ai servizi sono stati riferiti spesso dal personale impiegato quotidianamente nel campo. Per riportare la sicurezza e la legalità nell'area sono intervenute anche le forze dell'ordine chiedendo al dipartimento Politiche sociali del Comune di Roma di fare la sua parte. I carabinieri della compagnia Roma Eur hanno infatti inviato agli uffici comunali una informativa dove rendono noto la presenza di famiglie rom benestanti assegnatarie delle casette e destinatarie di ordini di espulsione. Un 55enne nato a Sarajevo, ma in città da anni, è risultato residente in una villetta a piazza Meucci e proprietario di tre auto di lusso. A lui sono destinati più moduli abitativi di Castel Romano.

Un parente, di una decina d'anni più giovane, possedeva un terreno in via Tullio Ascarelli, zona Casal Lumbroso, rivenduto per 280mila euro, somma finita in un conto corrente a lui intestato nella Banca Unicredit di Roma. Su di lui gravano precedenti per droga. Stessa situazione per un altro della famiglia, con diversi precedenti penali e in possesso di una Ferrari, una Bmw e una Porche cabriolet. Il più giovane, classe 1980, possiede 15 autovetture di grossa cilindrata e di notevole valore economico. E come il resto della famiglia vive nel campo nomadi. Ora i militari stanno concentrando le forze per rendere effettiva l'espulsione dal territorio nazionale.  Il provvedimento potrebbe riportare, almeno momentaneamente, la calma a Castel Romano. Intanto i serbi, quasi duecento persone tra adulti e bambini, hanno quasi tutti lasciato l'insediamento. Da un paio di settimane hanno cominciato l'esodo verso il centro città e ora vivono in una tendopoli improvvisata in un terreno in via Salviati, accanto ai due campi rom già esistenti.

Le condizioni igieniche e sanitarie degli accampati sono precarie e gli abitanti lamentano l'insicurezza per il quartiere. Segnalazioni di aumenti di furti e intimidazioni nella zona di Tor Cervara e La Martora sono giunte a Fabrizio Santori, capogruppo La Destra Regione Lazio il quale ha chiesto al sindaco di impedire il ritorno di baraccopoli irregolari in città . Ma per ora i residenti dovranno sopportare perché sembra che il Comune abbia dato l'ok per la sistemazione provvisoria e alcune autobotti sono già arrivate a portare acqua ai senza casa.

Ma la questione sicurezza resta alta. E tocca anche il problema delle casse notoriamente esangui del Comune. A Castel Romano sono state impiegate numerose guardie giurate, che sarebbero state assunte da Risorse per Roma e stabilizzate da Gianni Alemanno nell'intervallo fra il primo turno elettorale e il ballottaggio. I vigilantes in tutto sono una settantina, smistati nei campi autorizzati e costerebbero all'anno 2,5 milioni di euro. Per ricostruire le casette di Castel Romano, con annessi allacci e utenze, e per la bonifica del terreno bruciato, serviranno almeno 30mila euro a modulo. E al ritmo di un rogo al giorno la somma è presto fatta.

Elena Amadori