Stop del Tar ai rifiuti fuori Roma

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I rifiuti di Roma non potevano e non possono andare a trattamento nei tmb fuori della Capitale, in particolare quelli di Colfelice, Viterbo e Albano. E' la diretta conseguenza della sentenza della sezione seconda bis del Tar Lazio che, accogliendo in parte i ricorsi presentati dal Comune di Albano, dalla Provincia di Frosinone e dalla societa'' Saf (che gestisce il Tmb di Colfelice), ha bocciato in parte i due decreti emanati, rispettivamente a gennaio e a marzo, dall''ex ministro dell''Ambiente, Corrado Clini, per cercare di risolvere l''emergenza dei rifiuti a Roma, soprattutto nella parte relativa al mancato trattamento di tutto il "tal quale" prodotto dalla Capitale.

A tale scopo, il primo dei due decreti aveva nominato commissario all''emergenza rifiuti di Roma, Goffredo Sottile, attribuendogli alcuni poteri, tra cui quello di individuare una serie di impianti di trattamento fuori Roma e inviare li'' una quota di rifiuti indifferenziati che i 4 tmb di Roma non riescono a trattare. Alla fine il commissario scelse (anche perche'' non c''erano grandi alternative) gli impianti di Albano, Colfelice e Viterbo e cosi'', prima da febbraio (Albano e Viterbo) e poi da aprile, (Colfelice) i camion dell''Ama hanno cominciato a portare li'' i rifiuti. Ebbene, secondo il collegio presieduto da Eduardo Pugliese, tutto questo non e'' legittimo perche'' Sottile non avrebbe dovuto avere quei poteri: "Il decreto ministeriale gravato- si legge nella sentenza- realizza un''illegittima estensione dei poteri emergenziali e in deroga fissati dalla legge n.228 del 2012 – con riferimento, peraltro, a quanto stabilito per una situazione di emergenza gia'' esauritasi temporalmente al 31 dicembre dell''anno precedente – a fattispecie ulteriori che non trovano giustificazione nella fonte primaria".

Tutto ciò è sufficiente a inficiare la legittimità dei decreti ministeriali impugnati" e «ne deriva che i provvedimenti commissariali conseguenti risultano inficiati da illegittimita'' derivata, nonche'' da incompetenza e straripamento di potere con riferimento ai limiti che risultano previsti dalla legge istitutiva e all''Opcm 3963». Per questo motivo i giudici di primo grado hanno annullato il primo decreto Clini «nella parte e per i profili sopra specificati, con riguardo all''ampliamento dei poteri commissariali e alla connessa individuazione degli impianti di trattamento, nonche'' sono annullati i conseguenti decreti integrativi e i successivi e connessi provvedimenti commissarali gravati». 

Subito al Consiglio di Stato. Molto probabilmente gia'' lunedi''. Secondo quanto apprende l''agenzia Dire all''inizio della prossima settimana il ministero dell''Ambiente, attraverso l''avvocatura dello Stato, presentera'' ricorso contro la sentenza del Tar Lazio che sostanzialmente impedisce l''invio fuori Roma delle circa 450 tonnellate giornaliere di rifiuto indifferenziato verso i tmb di Albano, Colfelice e Viterbo e cio'' rischia seriamente di fare piombare la Capitale nell''emergenza. I legali chiederanno un provvedimento urgente di sospensione di quanto stabilito dai giudici di primo grado, per evitare che torni nella Capitale tutto quel ''tal quale'' che gli impianti della citta'' non sono in grado di trattare. Peraltro, proprio nella sentenza di ieri, il collegio presieduto da Eduardo Pugliese ha sottolineato, in base a quanto evidenziato da Ama, che "la capacita'' autorizzata di trattamento meccanico biologico degli impianti esistenti nel territorio di Roma Capitale sara'' sufficiente ad assicurare l''integrale copertura dei fabbisogni della citta'' di Roma solo al raggiungimento di una percentuale di raccolta differenziata pari al 50% della produzione di rifiuti", obiettivo "fissato dal cosiddetto Patto per Roma per la fine del 2014". Intanto i ''viaggi'' dei camion dell''Ama verso i tre tmb fuori Roma continueranno, perche'' quanto deciso dal Tar diventera'' operativo al momento della notifica dell''atto alle parti. Nel caso in cui i giudici del Consiglio di Stato non dovessero accogliere la richiesta di sospensiva, due sembrano essere le strade percorribili per evitare che quel ''tal quale di ritorno'' resti a Roma: una negoziazione con i gestori degli impianti in questione o una nuova richiesta di aiuto della Regione Lazio alle altre regioni d''Italia, sulla scorta di quanto gia'' avvenuto di recente con Abruzzo e Toscana. 

(Dire)

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