Maxi blitz anticamorra: sequestrati beni per 50 mln al clan Mallardo

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Blitz anticamorra nelle prime ore di questa mattina. Oltre 100 finanzieri hanno portato a termine l’operazione “Bad brothers 2” tra Lazio, Campania, Sicilia e Calabria.

Nel mirino i beni del clan camorristico campano dei Mallardo: il valore dei sequestri, che comprende concessionari di autoveicoli, uno stabilimento balneare e centinaia di unità immobiliari, ammonta a oltre 50 milioni di euro.

Le complesse indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma, Giuseppe Pignatone, hanno consentito di accertare la costante ed inarrestabile ascesa, nella provincia di Latina, dei fratelli Ascione, noti imprenditori campani, attraverso rapporti dai reciproci vantaggi con esponenti di spicco del noto clan Mallardo. L’operatività criminale del clan è stata nel tempo orientata, oltre che al finanziamento del traffico di sostanze stupefacenti, prevalentemente al controllo, realizzato con la partecipazione finanziaria o con la riscossione di quote estorsive, di attività economiche di rilievo: edilizia, appalti pubblici, forniture pubbliche e commercio all’ingrosso.

In particolare, i fratelli Ascione, da qui il nome dell’operazione, hanno costituito, di fatto, uno stabile e ben ramificato sodalizio criminale, strategicamente inserito in un sistema criminogeno di più ampia portata, rappresentato dal clan camorrista dei Mallardo, al quale sono risultati essere legati, fin dagli Anni 80, da uno stretto ‘pactum sceleris’, riferito principalmente al reimpiego di proventi illeciti nel circuito economico legale, attraverso, in un primo momento, società operanti nel settore del commercio delle automobili per poi investire, successivamente, in società operanti nel settore delle costruzioni e dell’intermediazione immobiliare. Tra gli altri, i collaboratori di giustizia Gaetano Vassallo, Salvatore Izzo e Massimo Amatrudi, hanno reso specifiche dichiarazioni circa i collegamenti correnti tra il gruppo Dell’Aquila e il gruppo Ascione. Più precisamente, i citati collaboratori hanno indicato i fratelli Ascione come intranei al clan Mallardo, direttamente legati ai capiclan Francesco e Giuseppe Mallardo.

Proprio in virtù di tali collegamenti, gli Ascione operavano in stretta e sinergica collaborazione con il gruppo Dell’Aquila, in particolare con Domenico Dell’Aquila, detto “Menicuccio”, con il quale erano diventati soci in affari, sempre nel settore del commercio di autoveicoli. Le Fiamme Gialle hanno sviluppato circa 100 accertamenti economico-patrimoniali, nei confronti di altrettante persone fisiche e giuridiche, finalizzati all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati. In definitiva, le riportate attività delittuose hanno permesso al gruppo Ascione, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva, di accumulare un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare, del tutto incongruente con il modesto profilo reddituale emergente dalle dichiarazioni dei redditi.

Tale sproporzione, unita alla qualificata pericolosità sociale, ha permesso di richiedere l’applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ed il sequestro finalizzato alla confisca dell’intero patrimonio, direttamente o indirettamente, riconducibile a Michele, Giuliano e Luigi Ascione. I risultati di tali investigazioni, quindi, sono stati partecipati al Tribunale di Latina che ha disposto il sequestro di un patrimonio aziendale e relativi beni di 5 società, con sede nella provincia di Latina, di cui due operanti nel settore delle costruzioni di edifici, una nella locazione di immobili, una nel commercio di autoveicoli e una nel settore dell’intermediazione immobiliare; quote societarie di una società, con sede nella provincia di Napoli, operante nel settore della gestione di stabilimenti balneari; 112 unità immobiliari (site nella provincia di Latina, Napoli, Cosenza); 175 auto/motoveicoli e un’imbarcazione; numerosi rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni, per un valore complessivo di stima dei beni sottoposti a sequestro pari ad oltre 50.000.000 euro.

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