Rifiuti, battaglia in tribunale e blocchi sulle strade

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Si riapre la questione rifiuti nella Capitale. Sabato scorso la sezione seconda bis del Tar Lazio ha detto "no" al trasferimento dell’immondizia di Roma, Ciampino, Fiumicino e Città del Vaticano negli impianti di trattamento meccanico-biologici di Albano Laziale, Viterbo e Colfelice.

Il tribunale amministrativo regionale, infatti, ha accolto in parte i ricorsi presentati nei mesi passati dal Comune di Albano, dalla Provincia di Frosinone e dalla società Saf, che gestisce il Tmb di Colfelice, contro i due decreti emanati a gennaio e a marzo dall'ex ministro dell'Ambiente Corrado Clini per cercare di risolvere l'emergenza dei rifiuti che attanaglia l’Urbe Eterna: decreti, che ai più erano conosciuti col nome di “Salva Roma”.

Totalmente spiazzato il ministero per l’Ambiente, che già in queste ore sta pensando di ricorrere immediatamente in Consiglio di Stato. Nell’ipotesi in cui i giudici del Cds non dovessero accogliere la richiesta ministeriale di sospensiva, tra le strade possibili per evitare che il tal quale resti a Roma ci sarebbe quella di una nuova richiesta di aiuto da parte della Regione Lazio alle altre regioni d'Italia: un po’ come già successo a fine marzo con la Toscana e l’Abruzzo. In tutti i modi la decisione del Tar diventerà operativa al momento della notifica dell’atto alle parti e solo allora – si parla di uno o due giorni – i camion stracarichi di immondizia non andranno più negli impianti tmb della provincia. Tanto che ieri gli automezzi Ama erano partiti regolarmente alla volta di Colfelice e Roncigliano.

E in terra ciociara è andato in scena l’ennesimo sit-in di protesta organizzato da cittadini e associazioni ambientaliste, che hanno ribadito il niet all'ingresso dei rifiuti capitolini nell'impianto frusinate. Niet ancora più convinto, anche e soprattutto alla luce delle risultanze annunciate dal tribunale sabato. Pure nella discarica di Albano Laziale ieri si sono affacciati i camion carichi di immondizia e, in attesa che la sentenza del Tar sia effettiva, si è proceduto con le operazioni di trattamento meccanico-biologico del tal quale (fissate dal Decreto Clini, ndr). Al contrario di Colfelice non c'è stata nessuna protesta anzi le news arrivate dall'organo amministrativo hanno caricato di moderato ottimismo la città: «La camera di consiglio del Tribunale – commenta soddisfatto il sindaco di Albano, Nicola Marini – ha accolto il ricorso presentato dal nostro Comune avverso il decreto Clini. Siamo felici di questa notizia perché le ragioni prodotte dal nostro Comune sono state riconosciute valide. Mesi fa dicemmo che Albano Laziale non sarebbe stata la pattumiera di Roma e iniziammo una lunga battaglia legale contro quella che reputavamo essere una scelta imposta e non condivisa».

Stesso concetto quello espresso dal delegato ai rifiuti Luca Andreassi: «Ritengo sia un'altro importante risultato che attesta la bontà dell’azione legale che stiamo portando avanti. In attesa di conoscere le motivazioni siamo ben felici di poter dire di essere stati in grado di dimostrare che non si potesse risolvere l'emergenza di Roma trasferendola sui Castelli Romani. Credo che sia una vittoria che dovrebbe far piacere a tutti. Perchè non è una vittoria mia, del primo cittadino o dell'amministrazione comunale. Ma una vittoria dell’intero territorio». Contento anche il comitato cittadino del No Inc: «E’ assolutamente una buona notizia – conferma il portavoce locale Daniele Castri -. La cosa importante è che la sentenza del Tar Lazio sostanzialmente accerta l’illegittimità dei due decreti di Clini e Sottile e quindi l’illegittimità dei trasferimenti nelle discariche della provincia dei rifiuti di Roma, Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano. Ad Albano laziale in modo particolare dal 25 gennaio al 7 luglio sono state trasferite circa 25mila tonnellate di rifiuti indifferenziati».

Marco Montini