Innovazione e controlli: via le buche da Roma

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Tutte le strade portano a Roma, sostiene un vecchio ed immortale adagio popolare. Che potrebbe però essere rivisitato e diventare tranquillamente “tutte le voragini pure”. C’è infatti un elemento che, più degli altri, ha caratterizzato la Capitale d’Italia in questi ultimi due anni ed è il dato negativo che riguarda la manutenzione stradale il cui resoconto può essere immortalato nelle decine di buche che hanno tappezzato il manto delle nostre vie cittadine, causando problemi non soltanto al traffico veicolare.

Circa sessanta sono ad oggi le voragini registrate nell’anno 2013. La giunta guidata da Ignazio Marino non riceve una facile eredità, tutt’altro, ma è pur vero che i cambiamenti climatici in corso non hanno affatto gettato acqua sul fuoco. La soluzione non può essere delegata a lungo termine al mettere toppe qua e là, ma serve un piano lungimirante di intervento straordinario.

E sembrerebbe proprio questa la via intrapresa dalla nuova Amministrazione comunale che comunque, stando alla riforma dello statuto di Roma Capitale, avrebbe già di diritto alla gestione di almeno il 20% delle strade, cioè quelle riconducibili alla grande viabilità. Il restante rimane sotto il controllo degli enti locali di prossimità territoriale, che nella fattispecie sono appunto i municipi. Un lavoro certosino di mappatura costante che impegnerà a fondo il neo assessore Paolo Masini, il quale dovrà occuparsi di periferie e più nello specifico di lavori pubblici, con un’attenzione particolare alle cosiddette opere urgenti per le quali sono stati previsti dei fondi ad hoc.

Parliamo naturalmente delle strade maggiormente colpite dal fenomeno delle voragini e per la maggior parte di esse la location è proprio la periferia. Tra gli interventi di riqualificazione previsti via di Torrevecchia, via Federico Borromeo, via delle Sette Chiese, via della Fotografia, via Cristoforo Colombo, via di Portonaccio, via Prenestina e via di Torpignattara.

Proprio nel quartiere Torpignattara, in via Augusto Dulceri, è in questi giorni all’opera il cantiere per il riempimento della voragine formatasi nove mesi fa che ha causato la chiusura totale della strada all’altezza dell’incrocio con via dei Zeno con disagi anche per gli esercizi commerciali. Qui si sta sperimentando un innovativo metodo messo a punto da una nota ditta del settore che dovrebbe portare all’Amministrazione comunale un risparmio di circa un quarto dei costi normalmente previsti per queste operazioni, che si aggirano di solito sui 140 euro a metro cubo. Si tratta di un impasto fluido autolivellante, un mix di materiale riciclato da costruzioni e demolizioni, con aggiunta di acqua e cemento, che viene calato sotto la superficie del manto stradale attraverso dei tubi immessi nei fori utilizzati per i rilievi. Un materiale di scarto ma resistente al punto tale da sopportare una pressione cinque volte superiore a quella generalmente richiesta dai progettisti, che si aggira sulle 30 tonnellate per metro quadrato. Insomma un sistema che dovrebbe abbattere costi e tempistica, ottimizzando le operazioni di messa in sicurezza delle strade soprattutto di fronte ad un sottosuolo spesso assai complesso, instabile e ricco di strati e gallerie come quello capitolino.

Proprio qui in via Augusto Dulceri, un simbolo del disagio provocato dalle voragini, è prevista per oggi in tarda mattinata una visita al cantiere da parte dell’assessore Paolo Masini, che è parte di quel cambiamento prospettato dalla nuova giunta di governo. Che dovrebbe presto portare ad un vero e proprio osservatorio sulle opere pubbliche come organo per il controllo e per l’innovazione in una città che ad oggi ha bisogno di tempi certi e di una lotta al ripristino del decoro urbano senza mezzi termini.

Simone Sperduto