Fuoco e distruzione al campo nomadi di Castel Romano

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Non si arrestano i conflitti etnici e dilagano i fenomeni di illegalità. Nel campo nomadi autorizzato di Castel Romano la situazione è ormai fuori controllo.

Dopo l'escalation di incendi che sono cominciati a giugno e hanno distrutto la quasi totalità delle casette del settore D, dove erano concentrate le famiglie di origine serba, è iniziato lo sciacallaggio degli alloggi rimasti senza padroni. La comunità originaria del campo, ma in minoranza, ha infatti abbandonato da tempo l'insediamento e ora si è installata in un terreno in via Salviati, zona Colli Aniene, dove vivono senza acqua e luce in una tendopoli improvvisata. Solo tre famiglie di serbi attualmente è ancora nel campo di via Pontina.

Il vuoto lasciato ha provocato il caos: ci sarebbero nomadi che hanno occupato i moduli abitativi pur non avendo l'assegnazione, molto probabilmente famiglie bosniache chiamate dalla comunità rimasta "unica padrona" del campo. Ma non solo, continuano anche i fenomeni incendiari. Fra sabato e ieri sono andati distrutti altri 13 alloggi e ora in quell'area dove ne erano stati installati una sessantina, sono in piedi solo una decina. Intorno macerie e terra bruciata.

Momenti di vera e propria tensione si sono vissuti, poi, martedì sera quando sono arrivati i vigili urbani per sequestrare le casette ancora agibili. I nomadi presenti non hanno gradito la decisione del Comune e hanno deciso il contrattacco: al calar della sera un'orda di ragazzini per lo più minorenni, si è scagliata con sassi, bastoni e mazze contro le case "negate". Infine, hanno dato fuoco a un cumulo di immondizia che si trovava nel settore provocando un pericoloso incendio. Per domare le fiamme sono dovute intervenire alcune squadre di pompieri, seguiti da pattuglie di polizia e di carabinieri. La calma riportata ha avuto, però, le ore contate. La maggior parte dei sigilli posti sarebbero stati rotti la sera stessa e ieri pomeriggio c'è stato l'ennesimo rogo nel settore D di altri 3 moduli.

Sul campo, inoltre, pende la richiesta di allontanamento avviata dagli uomini del commissariato Eur nei confronti di nomadi che sono destinatari di provvedimenti di espulsione. Si tratta di una mezza dozzina di bosniaci, tutti appartenenti alla stessa famiglia, con precedenti penali e in possesso di notevoli risorse economiche, che al momento sono ancora sul territorio. Due dei loro, in particolare, si aggirerebbero ancora a Castel Romano, dove quasi ogni sera si riunirebbero con gli altri della comunità. Per gli operatori delle cooperative è allarme sicurezza. «Ormai siamo circondati dalle macerie – racconta a Cinque un’assistente – Sembra di stare a Beirut».

Intanto gli operai comunali hanno cominciato a raccogliere i rottami e a bonificare l’area, ma l amole di lavoro è poderosa, i danni sono molti e per ricostruire ogni modulo distrutto ci vorranno circa 30mila euro. Moltiplicando tutto per le ventiquattro casette incenerite, i costi si aggirano intorno a oltre mezzo milione di euro.

Dal canto suo l'assessore alle politiche sociali del Comune di Roma, Rita Cutini, prende tempo. Malgrado le richieste sempre più pressanti di intervento da parte degli assistenti sociali che lavorano quotidianamente nell’insediamento, lei è in fase riflessiva e risponderà solo dalla prossima settimana.

Elena Amadori