Crollo del turismo, anno nero per Ostia e dintorni

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Ma Ostia “piace” ancora? Tra maltempo, crisi economica, incendi e indagini top secret sulle concessioni balneari il “mare di Roma” è ancora luogo di vacanza preferito per i romani che in estate si riversavano armi&bagagli sui suoi lidi? A giudicare dalle spiagge affollate degli ultimissimi giorni sì. Anche se questa stagione, complice la congiuntura e i temporali che hanno caratterizzato i mesi di maggio e di giugno, ha fatto registrare un calo delle presenze che le associazioni di categoria stimano dell’ordine del 30, 40 per cento.

E oltre alla diminuzione consistente dei bagnanti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, gli imprenditori denunciano anche una flessione dei consumi del 50 per cento. Un esempio? Il “turista tipo” arriva in spiaggia non solo con ombrellone e lettino al seguito, ma con sé porta panini, pasta al forno, frutta e snack. E nel frigobar pure la bottiglia d’acqua perché di spendere tre, quattro euro non ha proprio alcuna intenzione. Quest’anno, insomma, i romani hanno le idee chiare: per una giornata al mare la parola d’ordine è risparmiare.

E se questo significa portarsi anche il thermos col caffè poco importa. Del resto, la benzina ha toccato livelli record. E dunque “si taglia”. Intanto l’estate, anche se inoltrata, è entrata nel vivo. E per una ripresa i balneari confidano nei mesi di agosto e settembre dopo la debacle di maggio-giugno. «Per l’estate 2013, già avanzata e speriamo non finita, abbiamo registrato un calo nella vendita di cabine di circa il 30%, nonostante i prezzi siano stati ridotti del 20% rispetto all’anno scorso», ha dichiarato nei giorni scorsi Renato Papagni, presidente di Federbalneari Italia Confimprese. «Un dato che deve far riflettere gli imprenditori perché non sono solo questi fattori a determinare il calo di fatturato: il modello di turismo balneare romano va messo in discussione, in quanto dovrà necessariamente affrontare nuove trasformazioni», spiega.

E per quanto riguarda le indagini attualmente in corso sul presunto affidamento “facile” delle concessioni chiarisce che i gestori degli stabilimenti di Ostia «sono tutti imprenditori noti e storici, gente che lavora nel rispetto delle regole da sempre, e che già sta subendo una profonda crisi, dovuta soprattutto alla carenza di un prodotto turistico non adeguato alla Capitale d’Italia». E tutti i titolari si dichiarano «in linea con il Campidoglio per l’attenzione che sta dedicando alla gestione delle concessioni demaniali, senza però criminalizzare l’intero sistema». «Ostia non è Miami ma neanche Corleone: nell’ultimo periodo abbiamo avvertito sulla nostra pelle il tentativo da parte di soggetti esterni alla comunità imprenditoriale lidense di aprire le maglie delle istituzioni per aggirare regole e prendersi le spiagge», afferma il presidente Papagni. Che bacchetta anche i media: «L’attenzione dedicata dai media negli ultimi giorni al litorale romano non offre un’immagine rappresentativa della realtà, bisogna stare attenti, infatti, a non criminalizzare l’intero sistema che supporta le economie del mare di Roma.

Le cronache narrano di chioschi dati alle fiamme, minacce, racket, stabilimenti nel mirino della criminalità per riciclare denaro proveniente dal traffico di droga. Tutte le grandi metropoli hanno le proprie sacche di povertà, ed affrontano problemi legati alla microcriminalità, alle grandi e piccole organizzazioni». Ma inchieste della Procura e roghi allontano il turista dalle spiagge? Per Fabrizio Fumagalli, titolare del “Med” e presidente Sib–Fipe/Confcommercio, che confida nell’operato della magistratura, «al cliente interessano i servizi e i prezzi. Ma siamo ottimisti». Questa è la preoccupazione. Altro che racket e criminalità. Preoccupato, invece, per la mancata regolamentazione del settore e per la spada di Damocle della messa all’asta delle imprese, secondo la direttiva Bolkenstein, è Ruggero Barbadoro, concessionario del Venezia e presidente regionale di Fiba – Confesercenti.

Maria Grazia Stella