La battaglia dei giornalisti per salvare Paese Sera

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Chiude Paese sera. E scatta la protesta “aperta” in redazione. Da oggi, 1 agosto, i giornalisti, una ventina di persone tra redattori e collaboratori, sono senza lavoro. Da quattro mesi i giornalisti non ricevono lo stipendio, così come i collaboratori che in alcuni casi vantano crediti da più di un anno.

Da oggi la storica testata on line, ribattezzata la “voce di Roma”, nata negli anni Settanta e “rinata” due anni fa sotto la direzione di Enrico Fontana, è “un giornale senza giornalisti”. Ieri, 31 luglio, sono infatti scaduti tutti i contratti e l’attuale proprietà, che da mesi era in trattativa con la società Parsitalia per la cessione delle quote societarie, ha minacciato di impedire dal 1 agosto l’accesso ai giornalisti nella sede romana di via Carlo Emery 47. Ma questa mattina i giornalisti verranno “comunque” in redazione anche senza poter lavorare, usare i computer o accedere al sito. In questi caldissimi giorni di fine luglio i lavoratori stanno vivendo ore febbrili, di attesa: si aspetta l’apertura, così come auspicato dall’Associazione Stampa romana, di un tavolo a tre, con sindacato e attuale dirigenza, per individuare le possibili soluzioni e impedire che il giornale chiuda.

I giornalisti, preoccupati, ma anche determinati a difendere i loro diritti, si sono mobilitati e intendono tutelare il loro lavoro e la loro professionalità. Da quando la notizia della chiusura si è diffusa, ieri l’altro, sono state migliaia le condivisioni su facebook, quasi 400 i tweet e tante le foto pubblicate di #openpaesesera da parte dei lettori. Prima ancora della solidarietà degli esponenti del mondo della politica, della cultura, della società civile e degli altri organi di stampa sono infatti stati i lettori e le lettrici di Paesesera.it ad esprimere tutta la loro vicinanza e solidarietà alla redazione, che da subito li ha invitati ad unirsi alla protesta. «Non può spegnersi in questo modo una voce libera e indipendente nel mondo dell’informazione», scrive sul social network Mario B..

E in queste ore messaggi e “cinguettii” si susseguono sulle bacheche. Come si sia arrivati a questa drammatica situazione, per la quale al momento la soluzione appare incerta, appesa al filo delle buone intenzioni comunque manifestate ieri in una nota da Riccardo Pugnalin, amministratore delegato della società editoriale Parsitalia Media del Gruppo Parsitalia, che ha detto: «In attesa che la situazione sindacale ed economica pregressa ci possano essere presentate quanto prima con chiarezza allo scopo di potere svolgere un’analisi approfondita della situazione, ci rendiamo da subito disponibili ad un primo incontro di conoscenza con la rappresentanza sindacale», lo spiega Eleonora Formisani, delegata dei lavoratori.

La crisi, va detto, come sempre più spesso accade nel mondo dell’editoria, era in atto da mesi e c’erano delle trattative in corso. «Durante l’ultimo tavolo di lunedì 29 luglio l’azienda ha deciso di far saltare per un “equivoco”, in maniera unilaterale, il tavolo di trattativa sindacale: il pre-accordo tra i lavoratori e la società, accettato già a condizioni durissime dalla redazione come nel caso delle “deroghe dei minimi salariali” che permetteva il mantenimento dei posti di lavoro, è stato ulteriormente modificato al ribasso».

E’ arrivato il divieto di entrare in sede anche se in questo periodo l’azienda ha chiesto alla redazione continui sforzi per mantenere in vita il giornale proprio in vista della cessione delle quote e dell’ingresso di nuovo capitale. La redazione, non senza difficoltà, ha sempre cercato di venire incontro alle richieste della proprietà, comprendendo il delicato momento dell’editoria. «Adesso aspettiamo: ma come si risolverà questa situazione?», conclude la delegata.

Maria Grazie Stella