Nomadi di via Salviati: «Vogliamo integrazione» (GUARDA IL VIDEO)

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Non basta demolire baracche per risolvere la questione nomadi. E lo sgombero di ieri in via Salviati è stata l'ennesima occasione mancata. Oggi l'area del Municipio V appare ripulita, ma nelle aree attigue rimane la testimonianza di nuovi insediamenti. Alcune famiglie non vogliono andarsene. Rifiutano una sistemazione nei campi autorizzati, hanno paura dei conflitti con le altre etnie. Per loro la vita continua qui. Ieri Veronica ha festeggiato il suo 14esimo compleanno insieme agli amici e alla sua famiglia. «Per lei – si legge in un post dell'associazione 21 luglio – avere 14 anni significa non avere più un tetto, vivere per strada, non poter andare a scuola. Nulla però le vieta di continuare a sognare una città che un giorno sarà diversa».

La storia di Veronica è comune a quella di tante altre ragazze della sua stessa età. In un video (CLICCA IN BASSO) pubblicato oggi sul profilo Facebook dell'associazione 21 luglio un padre di famiglia si rivolge al sindaco Marino e chiede una sola cosa: integrazione. Dice che l'Italia è casa sua e di voler dare "un tetto" ai propri figli. «Abbiamo notato una certa tensione tra i nomadi – spiega Anna, residente in via Salviati – perché non hanno condiviso pienamente questa scelta, ma è comprensibile. Ieri la strada era piena di pullman insieme alle forze dell’ordine e ai vigili urbani. Spero che la loro agitazione si attenui e che vada tutto bene».  

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Il provvedimento del sindaco – ha spiegato ieri l’assessore al Sostegno sociale e Sussidiarietà di Roma Capitale Rita Cutini – è motivato da ragioni igienico -sanitarie e volto a tutelare i bambini e le famiglie che non possono vivere in spazi non attrezzati privi di acqua, luce e servizi igienici. E' priorità di questa amministrazione garantire le condizioni igienico-sanitarie minime per ognuno di loro. In queste settimane – prosegue – sono state individuate alcune soluzioni alternative al campo abusivo di via Salviati. Certamente, come prescrive l'ordinanza, la zona occupata fino ad oggi andrà abbandonata, ogni persona poi deciderà se aderire o meno alle alternative proposte. La volontà dell'assessorato di individuare e promuovere percorsi di inclusione e integrazione c'è tutta. Il rispetto delle regole è tuttavia – conclude l’assessore – la premessa indispensabile per costruire insieme alle famiglie rom dei percorsi veri di inserimento basati sulla fiducia e sul rispetto reciproco».
cs