Trastevere, il convento dei rifugiati invita papa Francesco

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Le porte del convento di San Francesco a Ripa hanno aperto proprio oggi a un gruppo di otto nuovi immigrati e rifugiati in cerca di aiuto nella capitale. Una realtà che da circa due anni (proprio nella chiesa dove San Francesco fu accolto al suo arrivo a Roma) mette in pratica l'appello fatto nei giorni scorsi da Papa Francesco sull'utilizzo dei conventi "vuoti" e che presto scriverà una lettera per invitarlo a visitare la struttura.

Oggi l'iniziativa dei frati francescani (sette in tutto, per lo più anziani, che gestiscono l'antica chiesa seicentesca di Trastevere) è un progetto strutturato in più sedi (Roma, Valmontone, Tivoli) con il cuore pulsante nella parrocchia di San Francesco a Ripa, nel cuore di Trastevere. Il nome del porto sul Tevere è diventato l'acronimo "Ripa, Rinascere insieme per amore": sì perché qui non si dà solo un tetto e un pasto caldo, ma si punta a instaurare relazioni forti che sostengano l'inizio di un percorso di vera integrazione delle persone coinvolte.

«Ospitiamo uomini di diverse età e provenienza offrendo un servizio di accoglienza. Gli ospiti vivono con noi dai tre mesi a un anno» ci spiega Gaia che collabora quotidianamente al progetto. Insieme a lei un folto gruppo di volontari che offrono la loro presenza e amicizia e insieme provvedono con le loro esperienze professionali a fornire assistenza legale, sanitaria e aiutare gli ospiti a sbrigare pratiche presso i commissariati, le Asl e gli altri uffici pubblici. «Ci vediamo la sera prima della cena e mangiamo insieme agli ospiti – racconta Massimiliano, uno dei volontari – Il nostro obiettivo è soprattutto creare una relazione con loro, perché possano essere in una fraternità».

Non solo assistenza dunque per i tanti afghani, pakistani, siriani, egiziani e non solo che arrivano a Ripa, ma la costruzione di una vera e propria comunità fatta di persone. Agli ospiti si spiega innanzitutto che devono tornare a essere protagonisti della loro vita, credere in se stessi. Per questo fondamentale è la creazione di un percorso che preveda la possibilità di imparare un mestiere o mettere a frutto capacità già esistenti. Come il laboratorio di restauro del convento di Valmontone, dove gli ospiti vivono in una dimensione comunitaria e grazie all'intenso lavoro di una volontaria gli ospiti imparano le tecniche, producono oggetti di artigianato e realizzano piccole commesse di restauro.

O il servizio "Spqr -Servizio Problema Quotidiano Risolto" con il quale gli ospiti si mettono a disposizione per lavoretti di ogni genere, dalle riparazioni, alla pittura dei muri, alle pulizie o ai traslochi. I frati garantiscono sulle loro capacità, mentre gli ospiti possono ottenere una remunerazione da chi riceve il servizio tramite un'offerta volontaria. Non solo accoglienza dunque, ma un progetto di dignità, lavoro, speranza nel futuro che restituisce anche nuova vita ai tanti conventi rimasti negli ultimi decenni con pochissimi frati. Nel segno di Francesco d'Assisi e di Papa Francesco.

Francesco Unali