Il Comune di Roma vende i suoi immobili

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A Roma sono numerosi gli edifici militari come forti e caserme che grandeggiano in zone per lo più centrali della città, vere cittadelle che il Ministero della Difesa e il Demanio hanno dismesso o stanno per dismettere e che aspettano di conoscere il proprio destino affidato a progetti di valorizzazione mai realizzati, al momento accantonati nell’aleatorio bacino del “si può fare”, impantanati dentro le trincee della burocrazia. Un campo trincerato dentro la città, costituito da porzioni di terra rimasta libera e che potrebbe essere destinata alla realizzazione di nuove aree e strutture all’interno di quartieri congestionati che da anni attendono spazi di socialità e servizi da destinare ai cittadini.

Inizialmente si trattava di 15 strutture, con una superficie complessiva pari a 81 ettari, segnalate dal Ministero della Difesa all’interno di un Protocollo d’intesa firmato, nel 2010, tra il Ministero stesso e il Comune di Roma, avente come obiettivo “l’alienazione e la valorizzazione degli immobili militari ai fini della riqualificazione dell’intero organismo urbano”. Gli immobili, il cui valore stimato ammontava a 2 miliardi e 400 milioni di euro, avrebbe portato nelle casse del Comune di Roma 600 milioni, utili a mettere a punto, entro un anno dall’accordo, progetti di riqualificazione. A distanza di tre anni dall’intesa le strutture dismesse dal ministero attendono ancora la messa a punto di quei progetti. E così di quelle 15 strutture 4 sono passate al demanio e 11 restano presidiate dalla Difesa.

Scaduto pertanto quel protocollo, visto da cittadini e associazioni di quartiere come un espediente utilizzato dalla precedente amministrazione esclusivamente per incassare i 600 milioni e correggere il bilancio in deficit, lo scorso 23 agosto il sindaco Marino aveva corrisposto al ministero della Difesa un nuovo elenco che aveva acceso i riflettori su otto caserme che potrebbero essere oggetto di valorizzazione: lo stabilimento militare di via Guido Reni, il forte Boccea, la caserma Ulivelli adiacente al forte Trionfale, la caserma Ruffo di via Tiburtina, i magazzini dell’Aeronautica militare di via del Porto Fluviale. Il 30 ottobre si era anche svolto un incontro tra il Comune e ministro Alfano per fare il punto circa eventuali altre aree militari di interesse per la città. Il 30 novembre si terrà invece un tavolo di confronto tra l’assessorato al Patrimonio e l’agenzia del Demanio per sfrondare una lista fornia dalla stessa agenzia al Campidoglio con 187 beni che potrebbero essere richiesti dall’Amministrazione perché inutilizzati dai ministeri.

«La nostra Amministrazione si sta impegnando a recuperare questi luoghi che raccontano la storia della città e lo sta facendo privilegiando il concetto di “valorizzazione buona” al posto di una “cattiva” concepita in termini esclusivamente monetari» è stato il commento dell’assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo a proposito del patrimonio militare cittadino che attende di essere riutilizzato, scongiurando il rischio di una eventuale svendita ai privati. «Sono già iniziate le procedure per acquisire beni di cui i municipi e la collettività hanno bisogno – ha proseguito Caudo – una moneta sociale che non può essere svenduta ai privati, ma che necessita di essere consegnata ai cittadini».

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