Lago di Bracciano, ecco i retroscena della vicenda dei prelievi

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Nelle ultime ore la questione del lago di Bracciano è tornata alla ribalta delle cronache per due motivi: il sequestro di 20 impianti per il prelievo di acqua dal lago che sembrerebbero non autorizzati e le dichiarazioni di ACEA, che ha sostenuto di non avere prelevato acqua dal lago dall’11 agosto ad oggi e di dover diminuire la pressione nelle ore notturne in diverse zone di Roma.

Il comitato per la difesa del lago di Bracciano intende fare chiarezza e in una nota stampa elenca i nodi critici.

Con riferimento alla prima questione, va anzitutto sottolineato che le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno rilevato appena 20 prelievi abusivi posti in essere da privati. A confronto con le cifre sensazionalistiche uscite su alcuni titoli di giornale (si parlava di oltre 1700 prelievi abusivi) è davvero ben poca cosa.

Non conosciamo la portata di tali prelievi ma molto verosimilmente tutti insieme hanno un’incidenza irrisoria rispetto alla captazione posta in essere da ACEA.

Ciò conferma che il soggetto che incide in maniera determinante sull’abbassamento del livello delle acque del lago è ACEA stessa, con i suoi emungimenti.

Nonostante ciò, registriamo che la Procura di Civitavecchia non ha avuto remore nel sequestrare gli impianti dei 20 captatori suddetti, mentre non ha inteso fino ad ora sequestrare gli impianti di ACEA, che ha captato milioni di metri cubi di acqua, superando di molto i limiti posti dalla concessione che la autorizza ad emungere dal lago (come confermato anche dalle ordinanze della Regione Lazio).

Eppure, torniamo a ripeterlo e a denunciare l’ennesima follia di questa vicenda, nessun soggetto terzo ancora oggi può controllare quanto ACEA prelevi ed abbia prelevato.

Cosa si aspetta a mettere sotto controllo gli impianti di captazione di ACEA?

E qui arriviamo al secondo punto della nostra riflessione. ACEA ha dichiarato di non avere prelevato acqua a partire dall’11 agosto scorso. Delle due l’una: o ACEA e Roma Capitale hanno mentito quando hanno impugnato l’ordinanza della Regione Lazio chiedendone la sospensione sul presupposto che le limitazioni poste per il mese di agostoavrebbero comportato la necessità di disporre turnazioni, con conseguenti rischi per la salute dei romani, oppure ACEA ha continuato (e continua) a prelevare acqua (e chissà quanta) a dispetto di quanto dice. Si consideri, inoltre, che nel ricorso avverso la prima ordinanza della Regione Lazio, quella che disponeva lo stop completo delle captazioni (poi inspiegabilmente e colpevolmente modificata dalla Regione stessa), ACEA aveva sostenuto di non poter fermare le captazioni perché ciò avrebbe provocato danni a tutto l’impianto e la rete idrica.

Quanto tempo dovrà ancora passare prima che le istituzioni tutte prendano coscienza di essere prese in giro?

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