Tivoli, scoppia l’emergenza nomadi a Stacchini

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Un tempo era un polverificio che dava posti di lavoro a centinaia di persone nel comprensorio tiburtino. Oggi è una baraccopoli che è arrivata a triplicarsi nel giro di due anni, arrivando ad accogliere oltre 500 persone di nazionalità diversa. Disperati in cerca di un rifugio, magari in arrivo da Roma (oltre un terzo) e in affare con la malavita organizzata. Parliamo di Stacchini, ln’area di 70 ettari di Tivoli Terme.

Una zona dimenticata. Colma di cumuli di rifiuti di ogni tipo: liquidi industriali, rovine di elettrodomestici, tubi di plastica, ruote di gomma e poi eternit e rame da smaltire (illegalmente).
Una storia di sgomberi e continui ripopolamenti. La prima bonifica risale al 2007. L’ultimo sgombero è di venerdì scorso. Solo una formalità, una “minaccia” delle forze dell’ordine al fine di ristabilire l’ordine. Niente è cambiato

«Mi chiedo come la politica possa far finta di niente – dice Salvatore Ravagnoli del comitato cittadino locale. C’è un’emergenza sociale, ambientale e umanitaria in corso e nessuno se ne accorge. Pochi giorni fa ho contato personalmente 130 bambini in quell’area. Tra degrado, sporcizia e attività illecite. Continuano – prosegue Ravagnoli – le segnalazioni di fumi tossici per via di uno smaltimento illegale del rame e non solo. Siamo costretti ancora una volta a chiedere l’intervento della forza pubblica, ma siamo davvero stanchi di questa situazione».

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