Atac, tram 2 troppo lento: mai riparati i sensori anti traffico

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Era il fiore all’occhiello del trasporto pubblico romano quando venne inaugurato nel lontano 1990, ben ventitre anni fa, in occasione dei mondiali di calcio “Italia ’90”. Stiamo parlando della linea tramviaria numero 2, quella che collega piazza del Popolo a piazza Mancini (stadio Olimpico) passando per le Belle arti, per lo stadio Flaminio e per il Palazzetto dello sport costeggiando anche l’Auditorium. All’epoca impiegava soltanto 15 minuti di media per percorrere la sua tratta di circa 3 chilometri. Questo gli era consentito grazie ad un sistema semaforico davvero all’avanguardia per gli anni ’90. Attraverso dei sensori posti tra i binari che scattavano non appena il mezzo vi faceva pressione passandoci sopra, il tram poteva azionare un meccanismo collegato all’impianto semaforico che così dava la precedenza al mezzo pubblico su rotaie.

Oggi invece il tram usufruisce dello stesso sistema del trasporto privato, ovvero semafori a tempi fissi. «Quei sensori ancora ci sono fisicamente ma non sempre funzionano e comunque non sono attivi nei punti più “caldi” del percorso dove il tram 2 incrocia la linea numero 19, oltre al traffico veicolare, creando così un notevole ritardo al mezzo ferroviario», ci spiega l’ingegnere dei trasporti Alessandro D’Armini, all’epoca responsabile degli impianti semaforici di Roma, nel corso del sopralluogo effettuato proprio lungo la linea tramviaria in questione. La ditta che installò nel 1990 i sensori è ormai fallita e non ci sarebbero comunque tecnici in grado di rimettere in funzione quella tecnologia efficace considerata però “superata” a distanza di ventitre anni. Qualora si abbia fortuna, ovvero il tram trovi tutti i semafori verdi al suo passaggio, il tempo di percorrenza può scendere anche al di sotto del quarto d’ora. Ma assai spesso non è affatto così e si rischia di impiegare quasi mezzora.

Due sono i punti più “caldi” del tragitto. Gli ingorghi maggiori si registrano a piazzale della Marina, dove si incrociano due linee tramviarie, il 2 ed il 19 che proviene da piazza Risorgimento, più gli autobus e le vetture private che arrivano dal lungotevere. Il caos è garantito, tanto che un tram che giunge da piazzale Flaminio, quindi da poco partito dal capolinea, può stazionare anche quattro minuti per dare la precedenza a tutti gli altri veicoli sia pubblici che privati. E anche se avesse il semaforo verde, potrebbe imbattersi nel traffico che arriva ad invadere i binari. Altro nodo cruciale è l’incrocio con le Belle arti, anche qui le due linee tramviarie 2 e 19 devono fare i conti con semafori a tempi fissi e con le precedenze dovute allo scambio sui binari.

Ma non c’è solo il tempo di percorrenza a creare disagi sulla linea numero 2 che, fino al 2009 da piazzale della Marina deviava per via Vico e via Gianturco, mentre dal 2010 continua lungo la via Flaminia fino al nuovo attestamento di piazzale Flaminio. Qui si nota subito che viene utilizzato un solo binario per far salire e scendere i passeggeri dalla vettura, mentre spesso un secondo treno è in attesa di poter entrare al capolinea che viene così utilizzato al 50% della reale possibilità. «Fu il sindacato ad imporsi su richiesta dei conducenti che considerano pericoloso per i passeggeri l’utilizzo in contemporanea di entrambi i binari presso l’attestamento di piazzale Flaminio», sottolinea il dott. D’Armini al quale non sfugge la presenza costante di acqua lungo lo scambio di ingresso al capolinea.

Da alcuni fori poi, esce costantemente un flusso d’acqua per irrigare il binario. «Anni fa i residenti si lamentarono per lo stridolio provocato dal passaggio del tram in questo punto a ridosso di piazza del Popolo. Un rumore che non dovrebbe esserci – precisa l’ingegnere – ma che è causato dalla carente molatura delle rotaie, soprattutto qui in curva sullo scambio, che non sono perfettamente lisce. L’acqua risolve il problema dei rumori del tram in transito. Solo in un breve tratto del nuovo percorso sulla via Flaminia inaugurato nel 2010 è stato realizzato un binario con sottofondo fonoassorbente in gomma». Insomma dove non c’è la tecnologia e dove manca la manutenzione c’è l’arte tipicamente nostrana del sapersi arrangiare. Ci si chiede in conclusione il perchè non si sia pensato all’installazione di pensiline per l’attesa dei passeggeri in caso di maltempo ai due capolinea.