Piano industriale Ama, i malumori dei sindacati

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“Abbiamo ricevuto ieri il piano industriale di Ama Spa e possiamo dare una prima valutazione, aspettando di poterci confrontare per cambiare l’orientamento su dei punti che riteniamo sbagliati e su altri, che riteniamo troppo ambiziosi e non sorretti da adeguati investimenti. Sugli impianti gli unici investimenti sono quelli che riguardano la differenziata, mentre sul trattamento dell’indefferenziato il piano non fa alcun cenno e la cosa ci preoccupa. Così stiamo puntando a una piccola Ama, sempre sotto ricatto dei privati. Non si rende l’azienda autosufficiente”. Con una nota Natale Di Cola, Segretario Generale della Fp Cgil Roma e Lazio, commenta il piano industriale dell’azienda romana dei rifiuti.

 

“Continuiamo a non vedere investimenti adeguati in termini di mezzi e uomini – aggiunge il sindacalista – per sostenere una crescita della differenziata che riteniamo troppo ambiziosa rispetto alle reali possibilità di Ama. Persino le previsioni sull’anno in corso ci sembrano troppo benevole. Per arrivare al 70% di differenziata ci vuole uno sforzo molto, molto maggiore. Speriamo di essere smentiti ma permangono forti perplessità”.

 

“Resta inascoltata la nostra denuncia sulle condizioni di lavoro negli stabilimenti, i famosi TMB, e sulla necessità di metterli in sicurezza per farli continuare a funzionare, tutelando gli operai e i cittadini. Continua a non esserci una risposta adeguata sull’autonomia di Ama dai privati. Anche qualora si realizzassero gli obiettivi sulla differenziata, resta un enorme buco nero: chiuso il Salario, nel 2021 l’azienda non sarebbe in grado di trattare autonomamente i propri rifiuti, lasciando la fetta più grossa ai privati. Di fatto non si rimuoverebbe la principale ragione delle emergenze di questi anni, che è proprio la capacità di trattamento, soprattutto dell’indifferenziato. Troviamo questo progetto miope e – conclude Di Cola – troppo in linea con la propaganda, poco realistico, e faremo di tutto per cambiarlo almeno nei punti che non tutelano la salute e la dignità dei lavoratori, oltre che la mission dell’azienda”.

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