Caos affissioni, Comune di Roma alla sfida della riforma

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Con oltre 400 operatori e 200mila impianti su strada, e una superficie espositiva di circa 260mila metri quadri, Roma è letteralmente invasa dai cartelloni pubblicitari, e le attuali normative non offrono alcun contrasto al caos e al pericolo che corrono pedoni, motociclisti e automobilisti (5 morti accertati per la cartellonistica negli ultimi anni). La capitale è l’unica grande città d’Italia che aspetta dal 1993 l’adozione di un piano regolatore della cartellonistica, ma una svolta potrebbe arrivare dalla discussione in corso in Comune tra amministratori, aziende e cittadini che dovrebbe portare alla nascita del primo piano comunale delle affissioni pubblicitarie.

La visione l’ha data per prima l’assessore al Commercio Marta Leonori: «Costruire una nuova immagine della città di Roma» ha spiegato, mentre per il presidente della commissione Commercio Orlando Corsetti bisogna «ripartire dal testo così come originariamente redatto da Aequa Roma sulla base del vigente regolamento di pubblicità». Ma al di là di entusiasmi e annunci il dato positivo è che si torna a parlare concretamente della cosiddetta “cartellopoli”, tornata a proliferare negli anni della gestione Alemanno in un caos che nonostante i tentativi di regolamentazione della giunta Veltroni, non ha mai cessato di regnare.

L’attuale ingarbugliata situazione vede un piano del 2006, mai attuato, seguito dalla delibera 37 del 2009 che, dietro l’idea del “censimento” delle aziende esistenti diede il “via libera” all’ennesima invasione di cartelloni (bastava infatti autodichiarare le installazioni presenti, o anche più di quelle effettivamente esistenti e pagare una piccolissima quota per essere in regola). Quindi la delibera 116 del 2013 fatta in fretta e furia dalla giunta di centrodestra prima di lasciare il comando del Campidoglio alla squadra di Ignazio Marino. Una sorta di “delibera-condono” ancora attiva che permette di sanare la situazione lasciando al loro posto i cartelloni e le aziende collegate ancora prima dell’approvazione del piano.

Ora l’annunciata rivoluzione che, non senza alcune incognite, potrebbe portare a un autentico cambio di scenario per gli occhi dei romani e dei turisti. Le nuove linee guida prevedono tre punti essenziali: l’adozione del nuovo piano regolatore; i singoli piani di localizzazione; i bandi Europei con un numero limitato di lotti da assegnare alle ditte vincitrici. L’obiettivo è quello di vedere, a partire dall’inizio del 2015 una città più ordinata con poche aziende pubblicitarie autorizzate e molti meno cartelloni (ma più visibili degli attuali). La data indicata non è casuale, visto che si dovrebbero portare a scadenza le  autorizzazioni che scadono a fine 2014. L’obiettivo è un riordino generale del comparto a Roma, ma all’orizzonte c’è l’incognita della delibera 116 che, se non abrogata, porterebbe gli impianti attualmente installati a fare da base di partenza per i nuovi piani di localizzazione.

Questo è uno dei punti chiave del confronto che si è svolto martedì 22 nella riunione della Commissione commercio e alla quale ha partecipato anche Filippo Guardascione dell’associazione “Basta cartelloni”, una delle più attive su questo fronte. «Ad oggi siamo in linea con quanto prospettato dall’assessore Leonori – ha spiegato al termine dell’incontro – Le nostre priorità sono realizzare il piano regolatore, i piani di localizzazione strada per strada e la divisione della città nel minor numero di lotti da assegnare ciascuno a una ditta».

La questione, per le associazioni, è di allineare Roma alle altre città italiane ma soprattutto a quelle europee. Ad esempio a Madrid operano in tutto 4 aziende, e a Parigi 5. «Noi chiediamo che i vincitori dei bandi di gara europei, oltre all’assegnazione del lotto debbano fornire sul territorio servizi come il bike sharing, la gestione dei bagni pubblici o la manutenzione dei giardini» spiega ancora Guardascione. A Roma sono moltissime le piccole aziende attive nel settore e se uno degli scogli da superare è la frammentazione del mercato, c’è la difficoltà di dover passare da centinaia di aziende a una decina, oltre al timore degli operatori romani di venire espulsi dal mercato dalle potenti multinazionali della pubblicità. Una delle possibilità per ridurre il numero delle aziende sarebbe consorziarsi in un’associazione temporanea, ma questo è proprio uno dei temi al centro del dibattito in corso.

La commissione di mertedì ha dato il via a un percorso partecipativo dal quale dovrebbe emergere il documento da cui nascerà il piano regolatore. In questo senso, al termine della riunione di martedì 22, l’assessore Leonori ha sottolineato come si «sta avviando delle audizioni per avere dei contributi su alcuni principi che potranno essere variati nel piano regolatore, e ha chiesto 40 giorni per questo lavoro, che sarà un lavoro costruttivo e utile alla definizione del nuovo piano regolatore». La fase di ascolto terminerà dunque il prossimo 6 dicembre: solo allora sapremo se questo processo riuscirà a fare un altro piccolo passo avanti oppure no. Intanto resta il caos e il degrado di una città abbandonata a se stessa, con le associazioni che continuano a vigilare: «Noi siamo fiduciosi – conclude Guardascione – ma aspettiamo di vedere cosa esce da questo documento. Speriamo solo che le cose procedano nel modo più liscio possibile».