Traffico, degrado e insicurezza. Il grido di Tor Sapienza

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Una sicurezza percepita, ma non reale, una convivenza difficile con etnie diverse, un quartiere che si snoda intorno ad un’unica strada, stretta e molto trafficata. La sensazione di essere stati dimenticati. Chi vive a Tor Sapienza, periferia Est di Roma, si sente così. Molti palazzi della zona sono stati, negli anni, occupati da immigrati e rifugiati politici.

LA CONVIVENZA CON IL CAMPO ROM – Il campo rom di via Salviati, tra i più grandi in città, crea una convivenza difficile con i residenti, che hanno smesso di vivere il quartiere e la sera preferiscono rimanere in casa.  Il problema del traffico e la conseguente mancanza di parcheggi potrebbero essere facilmente risolti, almeno in parte, aprendo una strada di collegamento con via di Tor Sapienza che esiste, ma è chiusa.

IL PROBLEMA DELLE FOGNE – Facendo un giro nel quartiere poi, non si può fare a meno di sentire un nauseabondo odore di fogna. Da alcuni tombini, infatti, fuoriescono liquami che non solo rendono l’aria irrespirabile, ma costringono i commercianti a tenere chiuse le porte dei loro esercizi e allontana l’idea di fare anche solo una passeggiata. Un problema che si ripete ciclicamente e che non trova soluzione.

LE CASE ATER – Che dire poi delle vecchie case dell’Ater, occupate da 1800 persone che hanno trasformato una parte del quartiere nel paradiso degli spacciatori. Ma in tutto questo c’è comunque un qualcosa di positivo. Nell’ex stabilimento Fiorucci, prima abbandonato e, anni fa, occupato da immigrati di diverse etnie, è nato un museo particolare che ospita opere di artisti contemporanei. I residenti lo apprezzano e per chi vi abita è motivo di orgoglio. Esempio di come da una situazione di disagio e difficoltà può nascere qualcosa che piace ed  unisce.

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