Settecamini, il ripostiglio delle emergenze romane

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Non vogliono essere tacciati come razzisti i residenti di Settecamini, quartiere che si trova nel IV municipio, perché prima di accogliere un centinaio di immigrati destinati ad uno stabile in zona, vorrebbero i servizi essenziali come scuole, presidi sanitari e centri di aggregazione per i più giovani.

I LAVORITutto nasce qualche tempo fa, quando in un palazzo privato, mai abitato, è stato  allestito con letti a castello. Nel giro di poco tempo, gli abitanti di Settecamini hanno scoperto che lì sarebbero andati a vivere un centinaio di rifugiati politici. Subito si è creata una grande mobilitazione, culminata con un sit in davanti il Campidoglio. Si sentono cittadini di serie b, gli abitanti di Settecamnini perché per mandare a scuola i propri figli devono prendere l’automobile ed affrontare ogni giorno il traffico infernale di via Tiburtina, da anni afflitta da cantieri senza fine. Non hanno supermercati.

LA MANCANZA DI SERVIZI – L’unico è un discount che potrebbe chiudere con l’arrivo degli immigrati. In più, come vicini di casa hanno i nomadi del più grande campo rom d’Europa, quello di via di Salone. E, ciliegina sulla torta, hanno intrapreso una battaglia decennale con lo stabilimento BASF reo di inquinamento. Dopo le loro proteste, il trasferimento degli immigrati è stato sospeso per soli 30 giorni. Troppo poco per decidere come risolvere una situazione in un quartiere denso di popolazione, ma assolutamente privo di strutture adeguate per viverci.

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