Partorisce nel letto d’ospedale perchè l’ascensore è guasto

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In una clinica di Roma si è rotto l’ascensore che conduce alle sale parto, costringendo i dottori  a un parto cesareo di emergenza direttamente al piano dove la madre era ricoverata. Il neonato, però, è nato con alcune funzioni vitali compromesse. La donna ha presentato denuncia, convinta che quel tempo perso a causa del malfunzionamento tecnico sia la causa delle lesioni del proprio bambino.

Lo denuncia il Codacons secondo cui  questa vicenda drammatica sarebbe potuta accadere ovunque in Italia, considerato che gli ascensori guasti negli ospedali sono ormai diventati la regola. I casi di pazienti che restano bloccati negli ascensori degli ospedali, anche per ore, sono assai più frequenti di quando non si creda.

Ma se è già una vergogna che queste cose accadano in strutture aperte al pubblico, diventa un misfatto quando avviene in una clinica.

Per questo il Codacons chiede l’intervento dei Nas e ispezioni a tappeto in tutti gli ospedali e le cliniche, non solo di Roma ma di tutta Italia, per accertare quanti ascensori sono funzionanti e se sono rispettate le condizioni minime di funzionamento atte a garantire i pazienti, sia per eventuali emergenze che per avere un servizio degno di questo nome. Altrimenti l’associazione chiede che sia impedito alle cliniche di accettare nuovi ricoveri, fino a che la situazione non ritorni nei canoni minimi della normalità.

Il Codacons denuncia, infine, come la continua deregolamentazione in materia e la privatizzazione dei controlli abbia sempre più peggiorato la situazione. Un tempo, ad esempio, i nuovi ascensori dovevano essere collaudati dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (Ispesl), poi hanno tolto sempre più personale e risorse all’ente, fino a che Tremonti, nel 2010, ha pensato bene di eliminare del tutto l’ente stesso, trasferendo, con la legge 30 luglio 2010, n. 122, all’efficientissima Inail le funzioni svolte dall’ISPESL.

Sulla vicenda il Codacons non solo aveva denunciato fin da allora i rischi connessi alla soppressione dell’Ispesl (l’istituto incaricato dei controlli sui luoghi di lavoro) e al suo accorpamento all’Inail, ma aveva anche presentato ricorso al Tar del Lazio.

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