Viaggio nelle carceri di Roma e Lazio: Rebibbia senza il direttore

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Sovraffollamento, carenza di risorse finanziarie e umane e una complessa gestione della salute. Sono queste le problematiche irrisolte del carcere romano di Rebibbia, la più grande struttura di Roma e Lazio dove convivono uomini di tante nazionalità con condanne di ogni genere, dai detenuti comuni a quelli di alta sicurezza fino a quelli sotto regime di 41 bis. «Si tratta comunque della migliore struttura detentiva della Regione per qualità della vita, attività rieducative e trattamentali svolte e per presenza costante di volontari e di società civile» ricorda il garante regionale dei detenuti Angiolo Marroni con il quale inizia questo viaggio nelle carceri di Roma e provincia in concomitanza con il dibattito su un possibile provvedimento di amnistia o indulto.

A Rebibbia vivono oltre 500 detenuti in più rispetto alla capienza ordinaria (al 21 ottobre i presenti sono 1783 a fronte di 1200 regolamentari),  ma quello che più preoccupa è la mancanza di una guida salda da oltre un anno. Rebibbia nuovo complesso «non ha al momento un direttore a tempo pieno – spiega ancora il garante». La struttura è infatti guidata da Mauro Mariani, direttore di Regina Coeli, costretto a gestire part time le due più importanti strutture carcerarie della Regione. Oltre a numerose iniziative culturali come la compagnia “Liberi Artisti Associati” o circolo Arci – Uisp, a Rebibbia sono attivi diversi progetti di inserimento lavorativo come l’iniziativa “Autostrade per Rebibbia” che prevede la digitalizzazione dell’archivio storico del Tribunale di Sorveglianza di Roma o il call center del G8.

Dal punto di vista sanitario, a Rebibbia N.C. ha sede un reparto di Osservazione psichiatrica con 6 posti letto, un’infermeria di III livello ed un reparto per malati di hiv di rilievo nazionale con detenuti provenienti da tutta Italia. Presente anche un reparto per non deambulanti, che di fatto sta diventando una vera e propria Residenza Sanitaria Assistita, ed una sezione per tossicodipendenti per lo scalaggio metadonico. A Rebibbia infine ha anche sede una importante sezione per transessuali: uomini nel corpo ma donne nello spirito, che per l’ordinamento penitenziario non possono essere trasferiti in un carcere femminile e sono costretti a vivere come donne in una struttura interamente popolata da uomini con tutte le difficoltà che ciò comporta.

(1-continua)