L’appello delle case famiglia al Comune di Roma: rette troppo basse

In 2000 al flash mob a fontana di Trevi con il lancio delle chiavi di casa. Chiesti più fondi nel bilancio di prossima approvazione

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E’ stato consegnato nel pomeriggio alla presidente della commissione politiche sociali Erica Battaglia l’appello delle case famiglia di Roma rivolto a Sindaco, Giunta e al Consiglio, siglato da oltre 900 tra associazioni, cooperative e reti  per esprimere il desiderio di continuare a restare aperte e di tornare a vivere in una Roma davvero in grado di prendersi cura dei suoi cittadini più deboli.

FLASH MOB E LANCIO DI PALLONCINI – Alla fontana di Trevi, con un lancio di palloncini verdi e un flash mob con il simbolico lancio delle chiavi di casa nella fontana, oltre 2000 operatori, ospiti e responsabili del settore (da Casa al Plurale, CNCM LAZIO, CNCA Lazio , Federsolidarietà, Lega Coop Lazio, AGCI Solidarietà, Forum Terzo Settore Lazio, Movimento Social Pride, Movimento Diamoci una Mano, Coordinamento Romano Affido) hanno chiesto all’Amministrazione capitolina, in vista dell’imminente approvazione del bilancio, maggiore attenzione alle strutture di accoglienza. Le cooperative reclamano da anni l’inadeguatezza degli attuali finanziamenti e dopo anni di lavoro svolto a tariffe basse oggi «incombe il rischio  – spiegano – di non poter più dare l’accoglienza agli oltre 1500 minori ed ai 380 disabili, attualmente residenti nelle case famiglia della Capitale».

ACCRESCERE IL BUDGET DEL SOCIALE NEL BILANCIO – Per questo hanno chiesto esplicitamente che il budget per il Sociale nel bilancio di prossima approvazione «non solo non venga tagliato ma possa essere aumentato per rispondere alle crescenti emergenze sociali». «Senza risorse economiche adeguate – spiega l’appello delle cooperative – tutto questo rischia di trasformarsi solo in una mera enunciazione di principio, priva di efficacia e di verità. Ormai le spese per offrire un’accoglienza di tipo familiare e professionale non sono più sostenibili con le attuali rette previste dal Comune di Roma. La Commissione Politiche Sociali e della Salute e l’Assessorato alle Politiche sociali e della Salute hanno già condiviso la nostra preoccupazione e le nostre proposte».

CASA AL PLURALE – Tra le voci più attive si è levata quella del coordinamento delle case famiglia di Roma “Casa Al Plurale”, Luigi Vittorio Berliri: «Una Capitale è degna di questo nome se si prende cura dei suoi concittadini più deboli. Ma, a parole, sono tutti capaci. Noi vogliamo i fatti. Per questo, chiediamo di mettere in bilancio i fondi necessari a far funzionare le Case Famiglia della città. Sediamoci a un tavolo, assieme all’amministrazione, per entrare nel merito. E poi, perché no?, vorrei ospitare una sera a cena, uno per uno, tutti i consiglieri comunali: chi è già venuto è uscito felice!».

LA REPLICA DELLA CONSIGLIERA – E pronta è stata la replica della presidente Erica Battaglia: «Dobbiamo far sì- ha detto in una nota – che le case famiglia della Capitale vengano messe in condizione di sopravvivere. Le rette sono ferme al 1998 e da 5 anni non vengono aperte nuove strutture. Per questo consideriamo giusto l”appello al Sindaco da parte delle organizzazioni che si riconoscono in questo coordinamento delle comunità di accoglienza. Pur comprendendo le esigenze di bilancio di Roma Capitale ci sentiamo di accogliere le preoccupazioni che ci giungono dalla parte più fragile della città, sapendo di poter fare affidamento sulla sensibilità del sindaco Marino».

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