Garbatella, l’ultimo saluto a Don Guido tra commozione e ricordi

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Uno dei simboli di Garbatella ha ricevuto oggi l’ultimo saluto. Fedeli, studenti, parrocchiani, ma soprattutto tanti amici che oggi e nei giorni scorsi hanno ricordato la sua figura. Padre Guido Chiaravalli, 87 anni, era il simbolo dell’oratorio San Filippo Neri di via delle Sette Chiese. Un luogo ospitale per sua natura, e ancora di più dopo la pedonalizzazione del tratto dell’antichissima via che arriva fino alla basilica di San Paolo attraversando il quartiere di Garbatella. Era arrivato 50 anni fa tondi tondi da Milano e non se ne era più andato.

EDUCATORE DI QUATTRO GENERAZIONI – Aveva educato intere generazioni a stare insieme e a conoscere il Vangelo, ma aveva saputo anche gestire le difficoltà e i pericoli di un quartiere di periferia (spesso socialmente degradato) come allora era la Garbatella. I ricordi di questi giorni si sprecano, ma per un uomo come lui che dei valori civici aveva fatto una bandiera, rimangono significativi quelli di due uomini politici che nella Garbatella sono nati e vissuti e che dalla Garbatella e da Padre Guido hanno avuto tanto. L’esponente del Pd romano Enzo Foschi ricorda così padre Guido su Facebook: «L’uomo straordinario che ha cresciuto nel suo oratorio generazioni di ragazzini scapestrati dimostrando come i valori quando ci si crede e si vivono non fanno la divisione… ma anche nelle diversità uniscono sempre gli esseri umani. Ciao Padre Guido…papà severo burbero ma infinitamente buono e generoso».

IL RICORDO DI SMERIGLIO – Anche il vicepresidente della Regione Lazio Massimiliano Smeriglio (la Regione è stata presente alle esequie) ha postato nella rete commosse parole di saluto, che qui riportiamo: «Come fai a spiegare l’odore dell oratorio, la terra dura, i pali di legno con gli spigoli, la rete bucata, la raccolta della carta, gli spogliatoi senza docce, il gioco del sasso, l’ottovolante, la coppa disciplina, le magliette per i primi classificati, i calzoncini ai secondi, i calzini ai terzi, gli atomi, i purcini con la erre. Come fai a spiegare padre Guido se non parti dai luoghi, dalla sua fisicita’, dal piede 44 magnum, dalle sberle, dalla sua cultura, dalle sue urla, “vai fuori dall oratorio”, “alt fine primo tempo”. Come fai a spiegare quel fazzoletto di paradiso impolverato messo a confine tra Garbatella e Tormarancio. Non lo spieghi, non bastano le parole, i ricordi, le fughe per evitare il vespro. Resta solo una sensazione d infinita tristezza, come le domeniche pomeriggio all’oratorio, quelle si che erano tristi anche allora, appena appena rinfrancate dalla partitella tra pochi disperati superstiti, la radiocronaca in sottofondo e il gelato offerto dal prete. Lui li stava, lui li ha voluto aspettarci. Il corpo inerme nel teatrino, un via vai di facce di popolo segnate dalla vita e il vociare dei pischelli persi anche oggi dietro al pallone così come lui ha voluto che fosse. Così come è sempre stato».

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