Processo sul Termovalorizzatore di Colleferro. Retuvasa: «Prima tutto da rifare, dopo tutti fuori»

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Colleferro, cittadina funestata dai veleni e avvolta da un senso di impunità per i dirigenti dell’inceneritore che sono accusati di aver bruciato di tutto e di aver falsificato i dati.

Dopo 4 anni di udienza presso il Tribunale di Velletri, questi dichiarò la propria incompetenza funzionale così il processo sul termovalorizzatore di Colleferro è stato incardinato da capo presso il Tribunale di Roma. Gli imputati rinviati a giudizio dai giudici di Velletri erano 26, fra i quali i gestori del termovalorizzatore, i responsabili dell’Ama e della società Gaia. I capi di imputazione vanno dal disastro ambientale alla falsificazione di certificazioni.

Riparte il processo ma il GUP ha deciso che dopo 4 anni di processo e decine di udienze, le associazioni ambientaliste parti civili non avessero titolo a stare nel processo, con un orientamento opposto di ben 2 giudici che avevano già vagliato e deciso la legittimazione delle associazioni.

Ebbene ad oggi, con formalismi apodittici, pretestuosi e pregiudiziali il giudice Anna Maria Fattori – GUP di Roma – ha sbattuto fuori le Associazioni che sono state il baluardo di legalità in quel territorio. Al Tribunale di Roma il giudice ha cacciato fuori tutti quanti indistintamente, dopo un precedente rinvio dello stesso a causa di vizi formali.

Sono decisioni che lasciano una profonda amarezza . Incomprensibili ed inaccettabili, soprattutto in un processo dove tra i capi di imputazione vi è l’associazione a delinquere finalizzata al reato ambientale. La salute dei cittadini va tutelata e le Associazioni sono preposte a farlo, non sussiste alcuna motivazione ragionevole e ragionata per escluderle.

Vi è una pericolosa tendenza volta a conculcare il ruolo e la funzione di baluardi di legalità dei corpi sociali a tutela dei diritti collettivi dei cittadini. Stiamo andando verso un nuovo oscurantismo.

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